Mercato


Volevate il "bad boy"? Eccovi serviti...
La FL prova "dangerous" Marshall Henderson
Bianco, tanti punti nelle mani, un carattere difficile ed un passato turbolento
Si aggregherà alla truppa di Finelli, poi si valuterà un eventuale accordo
 

Larry Brown, l'unico che sia riuscito ad entrare nella testa di "The Answer" e della sua posse, che arrivava all'allenamento con i ferri mimetizzati (ma nemeno tanto) sotto la palandrana in pelle d'ordinanza, disse "datemi un gangster che ne metta 25 di media e ne farò un giocatore Nba". Già, perchè al di là dello stagno, prendono quelli del ghetto, i gangsta, gli danno una ripulita ed una borsa di studio, li fanno laurerare (immaginatevi Sheed che apre un libro) ma non necessariamente, e poi li sparano nell'iperspazio dei Pro. Dove c'è chi riesce a mantenere il ghetto dentro se stesso, e chi invece si chiamerà pure Metta World Peace o Panda Friends, ma a una cavalcata sulle tribune a dar qualche sganassone, non rinuncia facilmente.

Ca va sans dire, i gangsta sono neri. "The Goat" e "Pee Wee" sono leggende tra i fratelli. Al Rucker, se sei bianco, anche oggi che gli sponsor sono arrivati anche lì, non vieni accolto con pacche sulle spalle. Insomma, i gangsta devono essere neri, al massimo portoricani, ma mai bianchi. Meglio, quasi mai.

Perchè qualche eccezione c'è. Senza stare a scomodare i "White Jesus" che si sono alternati sui playground americani, basta stare più vicini. Molto più vicini. A Forlì, per esempio. Dove la FulgorLibertas ha chiamato in prova Marshall Henderson. Bianco, figlio di allenatore (cosa che dovrebbe profumare di divisa in ordine e puntualità), con una particolarità: nelle vene scorre sangue indiano. Un fenomeno fin da lattante, con una sensibilità per il canestro magica e con la sola idea in testa che il mondo, tutto il mondo, combatta contro di lui. Con lui che non necessariamente deve fare un passo indietro.

Un'adolescenza passata a devastare i canestri ed i caratteri dei tanti allenatori che provano ad incanalare quel talento dentro una ragionevolezza con non trovano mai. Ci prova anche il padre, a L.D. Bell High School (26 punti e 5 assist di media), ma Marshall c'è una cosa che non sopporta. E che lo accomuna a tutti gli eroi, più o meno tragici, dei playground. Non sopporta di non avere soldi. Li vuole. Il basket è solo un mezzo per ottenerli. Pee Wee Kirkland, "The Bank of Harlem", rinunciò ad una carriera da Pro perchè in strada faceva più soldi. Ecco, Marshall, in un'altra epoca ci prova più rozzamente. Se ne va di casa (quel padre "impiegato" gli sta stretto) e va a vivere dai nonni. Per risollevare le proprie magre finanze ha la brillante idea di comprare per due volte un pò di marijuana con 800 dollari. Falsi. Per poi rivenderla ed incassare soldi veri. Beccato. Condannato.

Ma il talento è troppo e il mantra di Larry Brown lo conoscono anche alle Università. Se lo piglia Utah, per qualche mese tutto bene, ma poi il sangue indiano ribolle, si spara una bella rissa, manda il suo coach a veder patate e viene spedito, armi e bagagli, in Texas, dove le contese si risolvono a revolverate, Texas Tech per la precisione. Ma, visto che deve attendere un anno, causa regole Ncaa, si accasa in un college locale: Texas Plain. Fate 36 vittorie e 0 sconfitte a 25 di media. Allenandosi di tanto in tanto.

Trovato l'equilibrio? Eh, fosse così facile, oggi diremmo che è ora di ritirare dalla Nba la maglia di Earl Manigault. Basta poco a riaccendere il fuoco. Come una fidanzata. Che dice a Marshall di spedire le proprie labbra ad un indirizzo nuovo. Il ragazzo la prende benone: due giorni di devastazione a droga ed alcool, fino a quando non viene beccato dalla polizia che, essendo in libertà vigilata, gli fa assaggiare per 25 giorni il carcere. Dice "i selezionatori universitari si saranno spaventati". Manco per idea. Va ad Ole Miss dove fa onde per mesi, tanto che negli Usa si comincia davvero a parlare di lui. Anche se gli scontri col coach, le provocazioni in campo, le accuse di omofobia, le voci sulla sua vita extracestistica, continuano. Tanto da farlo escludere dal dorato mondo Nba, che gli consiglia di lasciar da parte certi vizietti se vuol bussare alle porte del Paradiso.

Forlì lo proverà per qualche giorno. Se quella testa è accesa, stiamo parlando di un realizzatore spaventoso per la Gold. Altrimenti, stiamo semplicemente parlando di un'altra storia che poteva essere e non è stata.

 
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Riccardo Romualdi
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Riccardo Romualdi
riccardoromualdi@forlibasket.it



Articolo pubblicato
Lunedì 25 agosto 2014 16:49

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