Per i tifosi forlivesi non di primo pelo il ricordo è ancora vivo. Così come l'amarezza. Per una serata beffarda, sulla quale da oltre trent'anni si vocifera di strane tresche sottobanco.
Eravamo, per intenderci, nel mentre del momento sportivamente più alto della storia della pallancanestro forlivese. Stagione 1979/80: parliamo di quella volta in cui la Libertas 1946, targata all'epoca JollyColombani, si trovò a 20' da una semifinale-scudetto. Mai così in alto prima, mai così in alto dopo. Nè quella società, tantomeno chi le è succeduto.
Dopo aver eliminato Gorizia agli ottavi di finale, la squadra di Cardaioli finisce opposta ai quarti di finale al Billy Milano di D'Antoni e Silvestrin. In Gara1 nel palazzone di San Siro (che di lì a qualche anno sarebbe crollato sotto il peso di una nevicata meneghina), Forlì perfeziona il colpaccio: vince 87-91 a sorpresa. Il ritorno si gioca al Villa Romiti il 9 marzo del 1980: "18 milioni di lire di incasso, è una grande giornata per Forlì", racconta l'indimenticabile Aldo Giordani nella "sintesi" della Domenica Sportiva (sì, c'è stato un tempo in cui le immagini delle partite del basket italiano andavano alla Domenica Sportiva, che peraltro all'epoca era l'unico programma sportivo della domenica sera). La Jolly massacra Milano nel primo tempo, chiuso sul +15. Occorre resistere 20', e invece... E invece Forlì non resiste: anzi, cede. Milano vince 71-73, e chiaramente a quel punto vincerà pure Gara3, pure in scioltezza: 96 a 65.
Nei bar di Forlì (e forse non solo) l'indomani - e per i successivi 30 anni - non si parlerà d'altro: "Se la sono venduta". In attesa che venga fatta chiarezza - unitamente a Ustica, Piazza Fontana e la cessione di Easley a Sassari - su questa oscura pagina di cronaca italiana, vi sottoponiamo la 'sintesi' di cui sopra accennavamo, che andò in onda nella Domenica Sportiva del 9 marzo 1980. Da notare: "il" Jolly di Aldo Giordani e l'atmosfera di un Villa Romiti stipato ma in cui (a parte un paio di "Jolly Jolly") sembra non volare una mosca. Altri tempi, non c'è che dire...