Per spiegare la nemesi del morbo che sta disintegrando il basket forlivese, bisognerebbe avere tempo, tanto, voglia, tantissima ed andare a ripescare fatti e nomi che appartengono ad un passato che pensavamo di esserci lasciati alle spalle e che invece riaffora ad ogni piè sospinto. Un passato in cui qualche gestione un pò naif, oltre ad aver creato voragini, ha fatto arricciare il naso all'agenzia delle entrate che è arrivata all'uscio bussando a denari, che già son pochi, figurarsi se ne chiedono che succede.
Non che dopo il naif, la situazione sia andata migliorando, tutt'altro. Perchè quello che doveva essere il grande rinascimento guidato dal Re Sole, si sta trasformando in una tristissima commediuola da avanspettacolo, dove tutti fan finta di essere quello che non sono, recitando male per giunta, ed il pubblico fischia e lascia mestamente la sala.
Bene, dicevamo, visto che non vi vogliamo annoiare con la Treccani del baratro, ci proviamo col bigino che arriva da Dicembre (circa) fino ad oggi. Perchè è proprio a dicembre che è arrivato il primissimo campanello d'allarme. Ve lo ricordate? In due settimane si va dalla richiesta di presentazione di dimissioni a Vucinic ed Alberani alla vendita "natalizia" di Easley, senza che i due dell'area tecnica sapessero nulla. La vendita, si scoprirà poi essere stata una svendita, perchè già in quel momento ogni euro è prezioso per non affondare. Visto che, in quel momento, i conti sono chiari a pochi, inizia una vera e propria faida interna, alberaniani da una parte, arpaiani dall'altra, con Grazioso che, per poco (occhio bene) fa da arbitro. Ci si scotenna e Forlibasket lo racconta. Alla luce del sole. La FL si chiude a riccio e Ferro, communication maker, se ne viene a Panorama Basket affermando, beato lui, che sono quelli di Forlibasket "il male del basket forlivese", e che sono loro che raccontano una verità distorta. Talmente distorta che dopo mesi di fenomeni parastatali sul parquet del palafiera arrivati per due noccioline, non si hanno più nemmeno i soldi per pagare un giocatore e si retrocede con un tesseramento in tasca.
Prima però c'è l' "incontro". A Pistoia. Gino Natali va a trovare il figlio impegnato nella trasferta in terra toscana. Si mette a parlare con Alberani di basket. Grazioso, che è da quelle parti, chiede ad Alberani chi sia il baffuto. Alberani spiega che è dirigente di livello, che ha lavorato con Galliani ed Armani, ed a Grazioso gli si illuminano le pupille. E' colpo di fulmine: vuoi mettere presentarsi a Forlì con Natali sotto braccio? Detto, fatto. Finisce la stagione fra pernacchie e fischi, si prendono due settimane di fiato e poi si parte per l'operazione Natali. Problema: e i soldi? Ma come, due settimane prima non si hanno i soldi nemmeno per giocare a tresette al circolo e poi si prende uno che lavorava al Milan? Alberani prima e Genesi poi fanno notare a Grazioso la leggerissima discrepanza. Come andare contro un muro: Grazioso non indietreggia di un passo. Lui non vuole essere il presidente che ha "regalato" a Forlì la prima retrocessione della storia. Vuole la LegaDue. A tutti i costi. Natali, che annusa l'aria, chiede un contratto mensile, poi si vedrà. Viene presentato da un Grazioso riapparso dopo due mesi di silenzio ed il messaggio che arriva alla città è quello più sbagliato, ovvero: "va tutto bene e Natali ne è il testimonial".
Genesi, general manager fino ai giorni scorsi e fulgorino da decenni, non gradisce l'atteggiamento. Così come Alberani. Il secondo saluta tutti e se ne va. Il primo affronta con toni accesi Grazioso, e gli dice chiaramente di raccontare alla città la verità nuda e cruda, ovvero che non c'è un soldo da sbattere con l'altro e che la LegaDue potrebbe essere un sacrificio mortale per la FulgorLibertas. Anche qui, risposta negativa. Genesi non la prende benissimo, rinuncia a qualsiasi incarico operativo e si mette sull'Aventino. Tutto questo can can non può essere tenuto nascosto agli altri soci. Soprattutto a quello più forte, "Mr. Ortomio" Stefano Raffoni. Che i soldi ce li ha messi e per davvero, ma non è certo un ricco scemo: quando vede 'sto circo chiede, lui che è sempre stato fautore della "Forlì in LegaDue", un passo indietro in Dna. Macchè, si tira dritto. Bisogna andarci a sbattere. E così succede.
In queste ore la cosa si sta complicando irrimediabilmente. Alberani è fuori, Genesi praticamente pure, ed i vecchi soci della FL (quelli che gli anni scorsi trovavano un pò di soldi) hanno pochissima voglia di mettersi a lavorare. Raffoni, che ha la catena che striscia per terra, sta valutando di lasciare tutto e sostenere le giovanili del Cà Ossi ! Natali nei prossimi giorni (a meno di clamorosi ripensamenti) dovrebbe salutare tutti pure lui e dedicarsi alla sua barca. In compenso entrerà nelle stanze dei bottoni Maurizio Giannelli, ex plenipotenziario della Libertas, uno che agli albori del 2000 si scannava con Arpaia ed i fulgorini. Così, tanto per rasserenare l'ambiente.
Il tutto mentre si narra che l'attuale buco da coprire balli tra i 200 (per gli ottimisti) ed i 600 mila euro. Nelle ultime ore Grazioso ha fatto la questua anche fra i piccoli soci che, stufi di sentirsi mucche da mungere per poi imparare le notizie da Forlibasket, hanno stragiustamente risposto picche.
E quindi? Le strade sono tre. La prima, e più probabile, è una Dna di medio profilo visto che ci sono alcune (Omegna, Castelletto, Torino...) con soldi veri che stanno costruendo corazzate vere e proprie. E' chiaro, però, che con una Dna di medio profilo, la possibilità di trovarsi in quarta serie fra un anno è piuttosto alta. La seconda è una LegaDue a tutti i costi, ma significherebbe un'alta probabilità di trovarsi senza benzina a metà percorso. La terza è chiudere baracca e burattini e prepararsi al funerale. Dice: fantabasket. Mica tanto, perchè un paio di soci ci hanno espressamente detto che, piuttosto che sfracellarsi contro un muro, preferirebbero questa via. Che però diventa impraticabile "solo" per il fatto che alcuni dei vecchi soci hanno le "firme in banca" a garanzia, e la chiusura significherebbe un enorme esborso immediato.
Fra pochissimi giorni sapremo. Comunque vada, c'è davvero poco per cui stare allegri.




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