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Gianni Genesi, ormai ex-GM dalla FulgorLibertas
FulgorLibertas diventa LibertasFulgor?
E' l'ultima speranza: altrimenti si fallisce
Ribaltone in via Zuelli: epurato l'oratorio, Giannelli e Servadei possono prendere
il timone e fare la LegaDue. Ma la 'banda del buco' deve firmare una carta scottante...
 
La situazione la sapete, ma facciamo comunque un riassuntino delle puntate precedenti, casomai qualcuno si fosse perso qualcosa di questa grottesca pantomima estiva che vede la prima piazza di basket in Italia (non c'è gara, gente) sull'orlo del baratro perchè da anni si brinda a champagne con in tasca i soldi per una spuma bionda.
 
Allora: ad oggi la FulgorLibertas è in Legadue. Ostuni e Piacenza hanno salutato la compagnia perchè l'acqua scarseggia e la papera non galleggia, e quindi spazio per il ripescaggio ce n'è finchè se ne vuole. Problemuccio: le vergini candide che albergano in via Zuelli si sono accorti or ora che gli scheletri negli armadi pare abbiano la faccia di qualcosa come settecentomila (ottocentomila? novecentomila? le voci si rincorrono) euro da pagare fra mutui decennali, stipendi arretrati, debiti vecchi e nuovi più altre varie ed eventuali che hanno forme che lasciamo alla fantasia dei nostri lettori. Ergo: le strade si sono ridotte a due. Perchè la terza, la Dna (per non parlare della Dnb) pare esclusa a priori: farla per vincere parecchio, vorrebbe dire spendere, e quel verbo a Forlì si declina, alla grande, solo al passato ("io spesi parecchio, tu spendesti parecchio...").  Farla a regime basso significherebbe il rischio concreto di non arrivare nemmeno in LegaDue Silver e ritrovarsi in quarta serie, pieni di debiti e con i parenti sugli spalti. Quindi, Dna no grazie.
 
Rimangono le altre due: la prima è chiudere baracca e burattini e salutare tutti con la faccia del Paganelli del nuovo millennio. Ci si è pensato, ci si è consultati con professionisti del ramo e ci si è accorti che sarebbe un bagno di sangue: alcuni soci hanno "le firme" - scottanti - in banca: spetterebbe a loro andare in tasca e pagare le corpose pendenze. Chiaro che, non volendo essere le vittime sacrificali, hanno già fatto capire che il debito andrebbe pagato in cooperativa, ma questo genere di coop, comprenderete, attira davvero poco la ciurma. Rimane la LegaDue fatta con le pezze al culo. Che, anche se fatta così, richiede soldi, e visto che nessuno dei soci vecchi vuol dare un euro in più, il rebus non si risolve.
 
Tranne che con un epocale colpo di teatro. Nelle ultime ore si sta facendo largo questo scenario: la riscossa dall'ala Libertas all'interno della FulgorLibertas. Spieghiamo: nell'estate del 2003, la Fulgor e la Libertas Basket 80 - all'epoca acerrime nemiche di cortile - si "fusero". Da una parte gli oratoriani, dall'altra - con quote per la verità molto minoritarie - i due Servadei (padre, Sergio, e figlio, Fabrizio). L'ala Libertas era talmente minoritaria che parve evidente sin da subito che più che d'una fusione si fosse trattato di un'annessione; cioè la Fulgor si "mangiava" la Libertas, anche perchè ogni aspetto decisionale, al di là dei formalismi, aveva un nome e un cognome: Roberto Arpaia. Negli ultimi 3 anni, partecipando attivamente alle ricapitalizzazioni, Sergio Servadei ha visto crescere le proprie quote (fino ad un 20% abbondante). Qui entra in campo Maurizio Giannelli. Prima le presentazioni: di professione assicuratore di successo nell'agenzia Generali di viale dell'Appennino, Giannelli - con Sergio Servadei presidente - parte a metà anni '80 come allenatore della Libertas di via dei Mille, poi evolve in GM (e socio) della società e da metà anni '80, per 3 lustri, le fa scalare il basket italiano dalla Promozione alla B1, per poi mollare per motivi di salute, stritolato dal doppio-lavoro tra polizze e canestri.
 
Giannelli, che ufficialmente entra in via Zuelli (e rientra dunque nella pallacanestro) zitto zitto l'estate scorsa, nella celebre infornata di 1%, ha un vecchio credito nei confronti di Servadei. Nel 2000 infatti, ai tempi in cui fuoriuscì dalla Libertas per lasciar spazio ad Andrea Ricci (e per un fugace attimo a Nicola Alberani, presto dileguatosi), Maurizio avrebbe dovuto ricevere una cifra relativa alle sue quote. Che mai gli fu liquidata. Ma Servadei, che non è un giovincello e proprio per questo è uomo d'altri tempi, senza che Giannelli prema più di tanto, desidera onorare quel vecchio debito: e lo fa cedendogli parte delle sue quote. Morale: il team Servadei-Giannelli (con quest'ultimo che, badate bene, negli anni '90 si "cavava la pelle" con Arpaia), adesso ha un quarto di FulgorLibertas. E ne rappresenta, a quanto pare, l'unica prospettiva futuribile.
 
La rivincita Giannelli può essere servita: il vecchio rivale Arpaia - dopo aver segato da dentro Alberani - non si fa più vedere da mesi, impegnato com'è a risolvere le note grane della propria azienda; il suo braccio destro Genesi, in scazzo totale con Grazioso, è dato in perentoria uscita. Morale: l'ala iper-maggioritaria della vecchia Fulgor è totalmente azzerata. Maurizio Giannelli e Sergio Servadei possono pertanto prendersi la patata bollente, iscriverla (occhio bene) in LegaDue e gestirla dalla tolda di comando, accompagnati da un MarcoPoloShop in riavvicinamento e da un pool di sponsor di fiducia che avrebbero già dato la propria disponibilità di massima.
 
Quindi tutto fatto? Mica tanto. Perchè Giannelli, che gli affari li sa fare, pretende che i soci della "B1 pane e salame" e del "budget più basso della LegaDue", pertanto autori del buco milionario o giù di lì, firmino un "accordino" facile facile. Che recita così: Giannelli si prende la società così com'è, con tutti i debiti, e si impegna a pagarli in X anni. Esempio: ci sono 700mila euro di debiti? Bene, io ve li pago 70mila euro l'anno per 10 anni. Però, attenzione, c'è l'asterisco: se in questi 10 anni, la società, per qualsiasi motivo, anche e soprattutto perchè spuntano fuori nuovi scheletri dagli armadi, dovesse saltare per aria, i vecchi soci restano titolari del debito residuo. Quindi i soci, firmando l'accordo, condividerebbero il rischio con Giannelli e Servadei. Con un paradosso: Arpaia ed i fulgorini, che vedevano Giannelli come fumo negli occhi, sarebbero "costretti" a tifarlo con tamburo e trombette in mano sperando che la società tenga botta e paghi i debiti, evitando così di pagarli di tasca.
 
La salita, che già è ripida, è però ripidissima nelle ore che ci separano dalla dead-line di venerdì. Perchè ancor prima dell' eventuale ingresso di Giannelli e prima dell'iscrizione in LegaDue, bisogna urgentemente ripianare cash una parte del buco, diciamo un 500.000. Grazioso, bisogna dargliene atto, si sta dando da fare, anche se le risposte che riceve sono piuttosto freddine. Chiaro che l'opzione Giannelli potrebbe scaldare il cuore di qualcuno. Però due giorni sono pochi ed il buco è grosso: è una corsa contro il tempo di cui si saprà qualcosa solo nelle prossime ore.
 
E se il buco "last minute" viene chiuso e l'accoppiata Giannelli/Servadei prende il timone, è tutto a posto? Mica tanto. Perchè poi c'è la Comtec. In via Zuelli, se entri dalla porta ed urli "Comtec", vedi gente che trema. Perchè gli scheletri sono davvero tanti. Forse troppi...
Riccardo Romualdi
Contributo originale a cura di forlibasket.it.
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A cura di
Riccardo Romualdi
riccardoromualdi@forlibasket.it



Articolo pubblicato
Mercoledì 11 luglio 2012 23:53

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