Stando a quanto si legge, si sente, si intuisce, stando a quanto "fanno passare", il bivio che il basket di vertice forlivese ha innanzi a sè è semplicemente tra LegaDue e la Divisione Nazionale A (B1, se preferite). Un bivio lo è di sicuro, e nemmeno di poco conto, visto che andare con gli americani al PalaCattani contro Imola non equivale propriamente ad andare a Recanati con Campani in quintetto base. Ma l'ancor più importante, sebbene meno reclamizzato, bivio che Forlì ha innanzi a sè è tra il diventare una cosa seria e il continuare a essere uno scalcagnato assemblamento di soci che provano a fare pallacanestro, rimettendoci pure dei soldi. Un approccio serio, da società adulta, che completi il percorso intrapreso con alcuni importanti ma insufficienti passi (sede, Palafiera, principio di giovanili) è quanto la FulgorLibertas "deve" - ben prima della categoria - ad una piazza i cui 3.500 contro Brescia a sostenere una squadra indecorosa avevano un valore NETTAMENTE superiore ai 9.700 di Pesaro in finale scudetto.
In tal senso Gino Natali - il nome nuovo dell'ultimo mese - sarà molto utile, perlomeno in prima battuta, per capire in che direzione si va. Non tanto (o, perlomeno, non solo) perchè questo 62enne toscanaccio dalla paracula simpatia può levarci dal patetico corto circuito Arpaia/Alberani. E nemmeno perchè si ritenga d'esser dinnanzi ad un Houdinì (di illusionisti siam giù pieni), ad un fenomeno impareggiabile (non mancano, nell'ambiente, i crudeli personaggi che lo danno 'bollito'), o ad un Re Mida che tocca la Conad e la trasforma in un primo sponsor. Natali - che ridendo e scherzando è pratico di Toti, Galliani e Armani - è però un uomo che ha viaggiato nell'ultimo decennio ad un livello talmente elevato rispetto ai nostri putridi cortili che, inevitabilmente, prenderselo dentro t'impone d'alzare - e non di poco - l'asticella della professionalità. Ed è questo il vero bivio, il vero punto della questione: ed è qui che siamo curiosi di vedere cosa succede adesso. 6 anni fa Genesi, in uno squarcio di luminosa sincerità nel notturno crepuscolo del più profondo oratorio, a precisa domanda ammise candidamente che "Forlì ad oggi non è in grado di sostenere un Carasso". Oggi proviamo a capire se, con gli indubbi passi avanti fatti nel frattempo, Forlì è in grado di sostenere un Natali. Se così è: buon segno. Se così non è: Crabs, stiamo arrivando.
Il 30 giugno, dead-line inizialmente imposta dal dirigente termale per capire se la FulgorLibertas saprà appianare i disavanzi pendenti, presentadogli un foglio intonso su cui dipingere il suo progetto ("Impensabile pensare che con lo sponsor nuovo si pagano i debiti vecchi": zacchete!), potrebbe diventare dead-line anche per Grazioso, Genesi e gli altri inquilini di casa FL. I quali, in queste poche settimane in cui hanno avuto la brillante - e al tempo stesso malsana - idea di mettersi nelle mani di un professionista vero, stanno facendo delle impreviste scoperte. E cioè che il signor Natali Gino da Montecatini ha idee molto precise sul cosa va fatto e come va fatto, su cosa gli compete e - addirittura - cosa non gli compete. Quest'ultimo punto, la "non competenza", o meglio, il "non volersi" o "non doversi occupare" di una determinata cosa, è una questione pressochè incomprensibile in casa FulgorLibertas, dove la tradizione è quella di una congregazione di 'tuttologhi', ognuno dei quali - foss'anche titolare di uno 'zerovirgola' - si sente il diritto di dire la sua stronzata su ogni singola materia, paralizzando ovviamente il ritmo e qualità delle decisioni. Un esempio? Si narra che nei giorni scorsi il presidente Grazioso - quindi il presidente, non esattamente l'ultimo scartino del mazzo - abbia chiesto a Natali che idee avesse sul mercato, su quali fossero i suoi obiettiivi. Al chè, Natali avrebbe risposto: "Guarda che il mercato non lo farò io, io mi occuperò d'altro, il mercato lo farà il diesse". Diesse che, siccome evidentemente non sarà Alberani, significa uno stipendio in più da mettere a budget. Panico, per una società che storicamente preferisce dare 70.000 euro ad un giocatore brocco che 40.000 ad un dirigente bravo o 10.000 ad un allenatore delle giovanili in gamba.
Il fatto poi che - altra sconcertante novità - Natali non abbia intenzione di mettersi a negoziare un giorno sì e l'altro pure con il mezzo centinaio di soci che si credono padroni della pallacanestro forlivese, complica ulteriormente il quadro. Ora, se ad Alberani - ragazzo troppo per bene per sopravvivere in un consesso di lanciatori di coltelli - si dava una periodica 'ripassata', alla faccia delle deleghe, e il ragazzo non trovava la forza (e/o la personalità) per reagire, Natali in questo suo debutto romagnolo sembra non essere soggetto controllabile. Perchè, ed era ora che ci si arrivasse, Natali ragiona da manager: si fa come dico io fino a scadenza di mandato; poi mi giudicate tenendomi o cacciandomi. E allora: può essere che a fine mese Forlì stia bene a Natali. In tal senso però Grazioso sarebbe ora che faccesse i nomi dei 3 che ci stanno a fare i super-soci (lui dice 6, qualcun latro 8, a noi riusulta siano 3: come dire, siamo indietro, e parecchio). Ma, ammesso e non concesso che il progetto di Forlì garbi a Natali... non daremmo per scontato che Natali garbi a Forlì. Come dire. Se ai primi di luglio una supercazzola-lato FL tenterà di spiegarvi le valide ragioni per cui Forlì fa a meno di Natali, il messaggio - LegaDue o non LegaDue - sarà il seguente: la Corrida (dilettanti allo sbaraglio) può continuare...















