Mentre l'amico Bilancioni, in linea col trend estivo dei media, che devono regalare sogni e relax, ci racconta che Forlì sarebbe la testa di serie numero 1 se solo volesse farsi ripescare in Serie A (quella che un tempo chiamavamo "A1"), al becero scrivente tocca l'infame compito di ricondurvi coi piedi a terra.
Ricapitolando. Siccome Grazioso è uno al cui confronto Briatore fa la figura dell'umile profeta del low-profile, egli non vorrebbe propriamente passare alla storia come colui che arrivò, divenne presidente e fece retrocedere per la prima volta nella storia il basket forlivese in 3° serie. Per questo il suo grido di battaglia è "LegaDue o morte", per poi - sua diretta ammissione - uscirsene (prima che sia nuovamente troppo tardi) con media inglese zero. In via Zuelli, a prescindere da cosa votano, pensano tuttavia che il genio della lampada stia giocando a fare il trapezista, solo che proprio come la Donna Cannone di De Gregori lo spin-doctor biancorosso è senza ali e senza rete (al secolo "pilla", anzi - per dirla alla Zanna - "pila"). Perchè finchè Grazioso non spara i nomi dei fantomatici super-soci (a proposito, uno dei nuovi è Vignatelli degli showroom "Fendi Luxury Living"), il suo progetto 2.0 tratteggia un film dalla trama incerta, con la grave manchevolezza di un cast: una pellicola insomma che, con questi presupposti, al botteghino riserverà temibili docce gelate e difficilmente replicherà i cinepanettoni (spettacolo volgare, arena piena) delle ultime 2 stagioni. Per non parlare degli sponsor: pregheremmo sia falso quanto origliato poco tempo fa, ovverosia che Conad e CariRomagna dimezzerebbero mentre MarcoPoloShop.it leverebbe le tende.
Personalità irregolare, che con le contorte logiche oratoriane (penso A, dico B) c'entra poco/niente, l'unico che in via Zuelli ha avuto il coraggio di sostenere che oggi una LegaDue è un azzardo (e di votare di conseguenza), è non a caso colui che, curiosamente, sarebbe l'unico a non avere problemi a sostenere il professionismo: Raffoni. Quasi tutti gli altri - come nella barzelletta del "vai avanti tu che mi vien da ridere" - mandano davanti ai taccuini Grazioso e il suo eloquio, incrociando al contempo le dita che quello stesso ripescaggio per cui hanno votato mai al mondo s'avveri. Tutta la "vecchia guardia", da Genesi (assente all'ultimo 'punto della situazione' con la stampa: un caso?) in poi, è su posizioni di questo tipo: Arpaia e i suoi fratelli, che per lustri l'osso l'hanno tenuto stretto tra i denti fin quasi a sbricolarlo, siamo così sicuri che lo molleranno del tutto, lasciando la baracca nelle mani di Grazioso e Natali e azzerando il loro peso specifico? Vedere per credere, verrebbe da dire.
Nel frattempo il settore giovanile aspetta un responsabile tecnico. Nelle fantasie bagnate del delegato d'area Berlati dovrebbe essere un professionista, nella dura realtà che Natali prossimamente illustrerà agli intervenuti dovrà - novità delle novità - costar poco: non esattamente la stessa cosa. Tanto varrebbe rimettere Maurizio Arpaia, che in definitiva, a quelle latitudini - sempre e rigorosamente in assetto mimetico - comandava comanda e comanderà. Vien solo da domandarsi se non sia stato affrettato congedare a maggio Annamaria Fantini, che magari non sarà la reincarnazione vulvamunita di Pianigiani ma aveva dato una 'radanata' e raccolto qualche risultato. Cosine che, nel suo piccolo, la Fulgor non vedeva dai tempi delle finali nazionali juniores con Chiadini coach, epoca in cui impazzavano i Righeira, andavano i jeans chiari stretti a metà polpaccio con tubolare di cotone bianco a vista e il giovane Prandelli dava il cambio a Bonini nella Juve.
Intanto Alberani, che giù subodorava l'invio di sms sarcastici all'oratorio ("saluti dalla Serie A"), incassa l'ennesima batosta col dietro-front brindisino sul più bello. Episodio che però - a volersi sforzar di vedere il bicchiere non del tutto vuoto - conferma che il basket italiano (o perlomeno una parte di esso) non considera Nicola un pataca alla stregua di taluni suoi ex-compagni d'avventura di specchiata trasparenza e sincerità. Quanto al tramontato approdo a Imola, felicitazioni ad Alberani: risentirlo col 'loop' del 'abbiamo il budget più basso del campionato' ci avrebbe francamente intristiti.
















