Il simbolo di quanto vi racconteremo in questo articolo trova la sua sublimazione il 21 maggio scorso. Quando nei quarti di finale playoff di Serie D, il Basket Riccione deve andare a giocare Gara1 a Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma. Siccome la formula 'fa partire' Riccione dall'1-0, e siccome per arrivare dalla Perla Verde al luogo in cui notoriamente si incoronano le Miss Italia sono 251 Km all'andata e altrettanti al ritorno, i romagnoli fanno un calcolo pragmatico: rinunciano al viaggio (addurranno un pietoso guasto al pullman), si tengono i 1.000 euro del torpedone (magari, ma questa è una nostra supposizione, spendendo meno fanno serata infilando qualche banconota in qualche slip al Pepenero), probabilmente fanno un allenamento, beccano pacificamente lo 0-20 e decidono di giocarsi tutto nella 'bella', in casa. Che, 3 giorni dopo, vincono: passando il turno.
E' la crisi che strangola il canestro. La recessione economica; i severi 'tetti' imposti alle transazioni economiche dal governo di Mario Monti che fanno saltare le 'prassi' che hanno consentito allo sport minore (non solo al basket) la sopravvivenza; la regola dei 'parametri', che prende a sberle le società ben prima che si alzi la palla a due. Contingenze che soverchiano qualunque ragionamento sportivo, qualunque etica del confronto sul campo: qui è semplicemente il commercialista che detta l'agenda all'allenatore. Il tutto alla vigilia dell'estate del cilicio, dell'autoflagellazione: estate in cui - riferiscono persone che frequentano la Fip regionale - a Bologna si aspettano che il 30% delle squadre iscritte a campionati 2011/12 ondeggi tra l'autoridimensionamento e la sparizione totale. Questione che se in Emilia Romagna - regione al di là di tutto benestante - riguarderà 1 squadra su 3, in altre aree d'Italia non è da escludersi si porrà su fette ancor più abbondanti di realtà.
Veniamo a noi. Perchè la cosa ci riguarda, basket forlivese e basket romagnolo. E pure pesantemente. Prendete l'Aics. Dopo aver salvato la pellaccia al termine di un campionato difficilissimo in DNC, chiederà a tavolino quella retrocesione in C Regionale contro cui la squadra ha lottato senza esclusione di colpi. E', se ci pensate, una storia grottesca. E che si ripete. Già qualche anno fa, ricorderete, Ghetti aveva raggiunto la C1 (e ci si era pure agevolmente salvato): poi a un passo dal default incoraggiato da un torneo che ti spezza le reni economicamente senza darti ritorni di sorta, aveva ricollocato tutto in Promozione... salvo poi riprendere a fare l'unica cosa che sa fare: vincere campionati. Dopo qualche anno, ineluttabilmente, rieccolo nel primo campionato nazionale, scontrandosi con l'odiata regola del "parametro" nel frattempo introdotta: regola che in DNC ti dice che sono 4.200 euro per ogni giocatore "non tuo" che tesseri. Come dire: sei sotto di 40/50.000 euro prima ancora di allacciarti le scarpe. Morale, Aics che chiederà il passo indietro e ritroveremo, sempre con coach Chiadini ma probabilmente senza Mario Nazzaro da ds, in Serie C Regionale.
C Regionale dove l'Aics assai probabilmente non troverà nè Cesena nè l'Artusiana. Oltre il Savio, dove in stile-Aics il primo salto all'indietro dalla B2 alla Promozione risale a qualche anno fa, potrebbero valutare un nuovo passo del gambero. Quanto a Forlimpopoli, la prossima settimana al PalaPicci fanno il punto della situazione. Con gli sponsor storici in evaporazione (Oleodinamica Forlivese ha operai in cassa integrazione, Santiveri è migrata con Nazzaro all'Aics, Edilfor opera nell'edilizia e non serve aggiungere altro), indisposti a bagni di sangue ulteriori, punti nevralgici della composita dirigenza blu meditano un passo indietro. Anzi, due. Perchè tra C Regionale e Serie D il risparmio è modesto, e allora l'Artusiana potremmo ritrovarcela nientepopò di meno che in Promozione. Un colpo di spugna all'età dell'oro degli Spagnoli e dei Savio, insomma.
Chi un'età dell'oro la sta vivendo, e proprio in questi giorni, è il Gaetano Scirea. Alla vigilia della finalissima promozione con Pontevecchio (si parte sabato a Bologna), Silimbani è a due vittorie dal punto più alto della sua storia: quella DNC da cui, come abbiamo visto, l'Aics fugge a gambe levate. Il patron bianconero è consapevole dell'onere che lo attenderebbe: "Se, e ovviamente sottolineo 'se', dovessimo vincere la serie con Pontevecchio - dichiara Silimbani - faremo festa per 2 giorni, poi ci metteremo a tavolino e faremo due conti per capire se la cosa ha un senso". Sensazione? Se Alderigo conquista la ex-C1, un giro in giostra - uno almeno - lo farebbe volentieri. Che a ridimensionarsi si fa sempre in tempo.
Un pò quello che hanno fatto gli Angels Santarcangelo. Conqusitata la DNA, vertice della loro parabola, i clementini si sono voluti togliere lo sfizio. E dopo le sofferenze inziali, sotto la navigata guida di Massimo Bernardi hanno colto un'entusiasmante salvezza. Purtroppo però l'entusiasmo, quando sei coi libri contabili in mano, conta poco. E i numeri dicono che ripresentarsi in terza serie non si può. I gialloblu stanno commercializzando il titolo (provano a piazzarlo sui 150.000 euro, a 100.000 lo vendono domani mattina) e ripartiranno dalla Serie D, dove hanno il 'presidio' dell'Abc. Una Serie D fatta con tutti ragazzi del vivaio verrebbe via a costo zero o quasi. Insomma, tornerebbero a concentrarsi anima e corpo sul settore giovanile. Però, diciamocelo: sarebbe la fine di una delle favole più belle che lo sport romagnolo abbia offerto nell'ultimo ventennio.
Sempre in Romagna (e dintorni), proprio Riccione - citato all'inizio - ancora in corsa per la promozione in C Regionale, se anche conquistasse il salto di categoria, difficilmente lo sfrutterebbe, anche perchè proprio loro, 12 mesi fa, avevano anticipato la moda dell'estate 2012: lo step back. Castel San Pietro - che rompe dopo 1 solo anno il sodalizio con Castiglione Murri - saluta volontariamente la DNC e appoggerà l'attività su una delle seconde squadre ai piani di sotto. San Patrignano, eroicamente salvatosi sul campo nonostante i rubinetti improvvisamente chiusi dalla 'nuova gestione' post-Muccioli, chissà se ripartirà.
La FulgorLibertas, infine. L'ammiraglia del basket cittadino per la verità un'autoretrocessione se la augura con tutto il cuore (e forse anche con qualcos'altro): è quella di Ostuni dalla LegaDue alla DNA, che riporterebbe gli americani al Palafiera essendo Forlì la prima avente diritto al ripescaggio. Ma a livelli più bassi anche la prima squadra forlivese non è esente da ragionamenti di ridimensionamento. Stante la recente acquisizione della Giorgina Saffi, in Via Zuelli controllano un titolo di Serie D (quello degli Scoiattoli, per l'appunto), più due di Promozione (Rabbits e Aurora): facile che di 3 se ne facciano 2. 3 al prezzo di 2. A leggerla così sembrerebbe un'offerta speciale. E invece è solo l'estate più difficile della storia del basket locale.
















