7 cose...


7 mete turistiche in vista della futura DNA

Basta. E’ ora di dire basta all’esterofilia. Tutti a dire che in Spagna le feste son migliori, che in Svezia ti curano gratis anche le emorroidi, che a Praga la birra costa come l’acqua, che in Thailandia assieme al massaggino ci scappa pure il finale felice allo stesso prezzo, che se non ci fossero stati gli americani l’alta velocità si chiamerebbe Faccettanera in quanto Frecciarossa da considerarsi troppo sovietico come nome. A proposito di americani: gira voce che a Forlì la gente voglia boicottare il palazzetto dello sport in quanto retrocessa in un campionato dilettante, dove gli stranieri sono banditi alla stregua dei cani nelle gioiellerie. Addirittura, sembrerebbe che i cinquecento che hanno seguito le varie trasferte in LegaDue della FulgorLibertas starebbero meditando e ponderando la decisione di rimanersene a casa a guardar l’arena di Massimo Giletti in caso di mancato ripescaggio, o di rinuncia al diritto, da parte dei biancorossi. Infamia! Ignominia! Una persona molto più intelligente di me disse una volta: “Io vi invito a vedere il sole, la bellezza, i centomila monumenti e chiese dell’Italia, i tremilacinquecento nostri musei, ai duemilacinquecento siti archeologici, alle quarantamila case storiche”. Di seguito ho voluto riportare sette esempi di trasferte imperdibili in cittadine magnifiche, perle di rara magnificenza costrette al sommerso dalla ridondanza di meraviglie site nel paese più bello del mondo: a scanso di equivoci non sto parlando della Thailandia e delle sue implumi capinere, bensì dell’Italia. Questa piccola guida è volta a riscattare il fascino della nostra penisola e, soprattutto, della serie in cui Forlì giocherà l’anno prossimo: se anche dopo questo deciderete di trascorrere le vostre lunghe domeniche al caldo del vostro focolare domestico, potete considerarvi dei turisti del tifo. Turisti del tifo.
 

1. Castelletto Ticino. Paesino di 10 mila anime della provincia di Novara, vanta il record di essere uno dei pochi comuni a cui wikipedia non è riuscita ad attribuire i natali di nemmeno un personaggio celebre, segno evidente degli stimoli intellettuali che il paesino è in grado di fornire. Per riparare a tale mancanza, la più grande enciclopedia virtuale esistente ha dovuto riparare tragicamente in fumosi fatti storici non meglio documentati che narrano di un breve passaggio di Garibaldi attraverso il paese per una patriottica pisciatina panoramica sul Lago Maggiore. Luoghi di forte interesse per chiunque abbia la fortuna di capitarci sono un setificio costruito nel 1908, dove spicca un montacarichi in stile corinzio di enorme valore artistico; il casello autostradale sull’A8/26, dove la magra gioventù del paese si arrabatta ed accalca il sabato sera, trascorrendo folli notti ad ammirare estasiati le sbarre del Telepass alzarsi e abbassarsi continuamente; ed il cimitero, dove dal 2005 è sepolta la salma del cantante Massimo Brancaccio, indimenticata drag queen conosciuta col nome di Billy More, autore di memorabili canzoni quali “Up&Down” e “Gimme Love: Prendilo e Mettilo” che han fatto la fortuna del Festivalbar e delle Cupole. Per i più stravaganti c’è sempre il Bingo, dove orde di pensionati si dedicano allo scambismo con la scusa della cinquina

 

2. Ferentino. Il grande poeta romano Orazio ne parlava in toni entusiastici, lodandone la pace e la tranquillità: un luogo dove riposare fino al levar del sole. Se è per questo persino oltre: si narra di cittadini che hanno volutamente preferito, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, il coma farmacologico alla vita di tutti i giorni di questo ridente paesino laziale sito a pochi chilometri da Frosinone. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Ferentino subì violenti bombardamenti, motivo per il quale la piccola ma coraggiosa cittadinanza ricevette direttamente dal capo dello Stato una medaglia d’oro al valore. Poi si venne a sapere che furono gli stessi abitanti del villaggio a mettere a ferro e fuoco la città, tanto per svagarsi un po’, in un vortice di saccheggi, alcolismo e depravazione: si narra di nazisti in fuga e traumatizzati, da cui lo strano gemellaggio con la città russa di Ekaterinburg, posta sul lato asiatico degli Urali che ha dato i natali a Natasha Stefanenko, grande protagonista della miniserie tv “Nebbie e Delitti” a fianco dell’esimio Luca Barbareschi. Mentre fuori dal campo lo spettacolo è scoppiettante, sul parquet il dramma è servito dal funambolico Francesco Guarino, scapestrato playmaker ex Forlì, e dallo spigoloso Luca Ianes, già amico del Bugno, per cui si era prospettato un futuro romagnolo all’apice della depressione tecnica e societaria.

 

File:Treviglio View2crop.jpg
Treviglio vista dall'ospedale
3. 3viglio, per l'appunto. Wikipedia ci favorisce il funesto disagio esistenziale della provincia bergamasca scegliendo di scattare la fotografia panoramica della città vista nientepopodimenoche dall’ospedale, probabilmente psichiatrico: ai degenti al suo interno vengono applicati cerotti e clisteri, ma non è che la popolazione che brulica di lontano se la passi molto meglio. Conosciuta anche come la città dei trattori per l’innata cordialità con cui gli indigeni sono soliti accogliere gli sventurati viandanti, la sua attrazione turistica principale sono i fossi: famigerate sono le lotte nel fango, o per meglio dire nell’acquitrino putrido, delle giovani trevigliesi all’interno dei canali di scolo che passano di fianco alla provinciale. Pare che la copiosa presenza di adolescenti sorpresi a bighellonare nei fossati, il cui passatempo principale resta quello di mandare nel casino gli incauti guidatori preoccupati di una denuncia per omissione di soccorso, sia stata per Ligabue grande fonte di ispirazione per la sua famosa hit e, più in generale, per tutta la sua carriera. La festa principale del paese è dedicata alla Madonna delle Lacrime, ad opportuna e legittima testimonianza e coronamento della depressione sprigionata da ogni muro della città: pare che persino Davide Mengacci, invitato alla celebrazione assieme alla troupe di “La domenica del villaggio”, abbia smarrito il suo proverbiale sorriso di cartapesta. Costretto a trascorrere un lungo periodo di riposo presso la clinica privata dell’Artigiana Salumi, specializzata in malattie mentali, anemie e deperimenti. Tra i macellai bertinoresi, a suon di freddure in rima, il conduttore televisivo ha poi ritrovato il consueto, fastidiosissimo buonumore.

 

4. San Severo. Ridente cittadina del Tavoliere con tradizioni tribali a dir poco discutibili che si verificano nella cornice della festa patronale, immolata sull’altare della Madonna del Soccorso, figura mitologica raffigurata con un defibrillatore in una mano e una cassetta dell’emergenza nell’altra. Durante questa manifestazione le varie contrade appiccano un incendio utilizzando delle batterie, dei bonghi e qualsiasi strumento a percussione. A volte viene lanciato nel fuoco persino il percussionista, specie se inetto: cosa che risolverebbe in un lampo l’annoso problema dei giovani seguaci di Bob Marley che insozzano i parchi di tutte le città, portatori sani di colera tra i capelli. Non contenti, i sanseveresi si dedicano poi al fujenti: viene gettato materiale pirotecnico nel falò e gli adolescenti più temerari si mettono a correre come pazzi attorno al luogo delle esplosioni, come evento di purificazione del corpo, dell’anima ma soprattutto del cervello. Questo rito, contrariamente a quanto si possa pensare, affonda le proprie radici in epoca piuttosto recente, quando Jocelyn conduceva il “Gioco dell’Oca” sottoponendo i concorrenti a prove ora umilianti – famosa quella in cui dovevi contare soldi a centinaia di migliaia di lire in un minuto mentre un dildo si insinuava ripetutamente nello sfintere – ora temibili – la ghigliottina, un nome un programma. Altro evento che rivela la natura piromane dei pugliesi è il carnevale: prima tutta la famiglia si adopera per costruire un simpatico pupazzetto da tenere sull’uscio delle case, poi durante il martedì grasso lo si accoppa dandogli fuoco con cerini, benzina e cherosene. Avviso ai naviganti: se siete fumatori, nascondete i Minerva.

 

 

 

File:Treviglio View2crop.jpg 5. Casalpusterlengo. Anche in questo caso la storia concede ben poco a cui appigliarsi, a parte la solita fugace apparizione di Garibaldi – evidentemente il nostro principale eroe nazionale era incontinente – e addirittura un non meglio precisato cameo di Napoleone Bonaparte, che avrebbe alloggiato in via Cavour: raccomandatissimo andare a visitare l’hotel in questione, un po’ meno chieder pernotto visto che per l’emozione non sostituiscono lenzuola e personale dal 1800. D’altronde, squadra che vince non si cambia. Per coloro i quali si mettono in marcia verso la provincia di Lodi una raccomandazione: in questo villaggio non v’è autostrada né tangenziale, cosa che rende il traffico più congestionato di quello di Roma durante il 1 maggio nonostante la presenza di sole 15 mila anime. E non dimenticate il navigatore – sempre che abbiate la pazienza di digitare tutte le lettere del nome della città: fermarsi e chiedere informazioni è impensabile in quanto il 12% della popolazione è straniera. Avete una possibilità su dieci che a rispondervi sia un egiziano: male che vada, comunque, potete perdervi in piacevoli disquisizioni su come estrarre un cervello da una narice. Tutto ciò nonostante la presenza di un sindaco della Lega Nord, cosa che rende estremamente difficile soddisfare un’eventuale voglia di kebab.

 

6. Latina. Se non siete mai paghi dello stile fascista della nostra amabile Forlì, se ritenete che quei bei palazzoni squadrati, enormi e giallognoli siano il massimo che l’architettura ha prodotto nella sua storia, questa città fa per voi. Il territorio si erge sopra una vasta e malsana palude dove, prima delle bonifiche volute dal Duce, la faceva da padrona la zanzara anofela, portatrice di sventura e di malaria; la qual cosa deve avere inficiato sulla tenuta mentale della popolazione laziale, come un retaggio culturale infetto che neanche il buon pelatone di Predappio è riuscito a debellare. Svariati e bizzarri sono infatti gli eventi legati a questa città: dal campionato mondiale del tiro con l’arco in 3d al Festival Internazionale del Circo riservato ai trapezisti Under 21, fino al raduno degli Alpini del 2009 che ha visto la partecipazione di 300.000 nostalgici con la penna sulla testa, evento paragonabile per portata e partecipazione al concerto degli U2 a Roma. Peccato che invece di “With or without you” si cantasse a squarciagola “Sul cappello che noi portiamo” e “Quel mazzolin di fiori”, altrimenti qualche distratto avrebbe potuto anche confondersi. Cosa comunque indubbiamente positiva di tale città sembrerebbe essere la percentuale di tope fenomenali nate all’interno dei suoi confini, accomunate da una strana caratteristica peculiare: tette esorbitanti. Da Elena Santarelli a Karin Proia, da Debora Salvalaggio a Manuela Arcuri, passando da Tiziano Ferro: sembra proprio che la popolazione femminile abbia davanti a sé un grande futuro, e se è per questo anche didietro. Il motivo? Non me lo so spiegare, io.

 

 

 

7. Ruvo di Puglia. La città che scambiò Gianluca Basile con Gianluca Bartoletti: si stanno ancora chiedendo chi ci ha guadagnato, il che è tutto dire. In realtà per quest’ultima bisogna sperare in un ripescaggio poiché retrocessa durante la scorsa stagione: cosa probabile in quanto la situazione economica della pallacanestro italiana è parecchio traballante, ma comunque vi invito a pregare a mani giunte per il ritorno nella terza serie di questa fantastica città. Ci perderemmo la fantastica manifestazione “Scacchi di.. vini”, evento in cui si gioca tra alfieri e regine mentre si è completamente sbronzi, cosa che rende il regolamento molto più fantasioso ed avvincente: l’anno scorso Kasparov ha perso contro un tredicenne pugliese che gli ha lanciato un pedone in un occhio. Famigerata la fervente religiosità del luogo: se per caso bestemmiate dopo aver sbattuto il mignolino del piede in qualche spigolo, subirete una morte lenta per smembramento. Ciò ha avuto un impatto inevitabilmente notevole sulla popolazione del luogo: chi non osserva la quaresima è considerato un untore, ed il maggiore atto di ribellione sociale che i pochi punk presenti nella cittadina sono riusciti a mettere in atto è stato sedersi in un posto non assegnato durante la visione di “Vienna da Fuscaldo, la madre di San Francesco di Paola”. Pare che abbiano anche appiccicato un chewing-gum sotto alla poltrona. In ogni caso, non preoccupatevi: gli svaghi sono molteplici e fenomenali. Dallo scambio di rosari elettronici con le litanie lauretane da recitare tutti insieme, all’indimenticabile ballo di gruppo della foresta laggiù nel bosco nero con un bel cowboy che si chiamava Piero, antesignano ci-ellino di “Bomba un movimento sensual”: esattamente come quest’ultima hit latino-americana, l’ascolto genera un inspiegabile pandemonio in qualsiasi luogo pubblico, specie se frequentato da ragazze. Ce ne fosse una che non sa come si balli.
Paolo Grillandi
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A cura di
Paolo Grillandi
paologrillandi@forlibasket.it



Articolo pubblicato
Giovedì 24 maggio 2012 01:39

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