Ancora un po' di pazienza e avremo a disposizione settimane, mesi, per divertirci – si fa per dire – con editoriali, sondaggi, forum, masturbazioni mentali di vario genere. Il tutto mirato a ripartire responsabilità, colpe, attenuanti e aggravanti tra i molteplici protagonisti del patetico 2011/12 della FulgorLibertas. Al momento risulta tuttavia indicativo soffermarsi sull'attualità degli ultimi 10 giorni: essi stessi, nel loro piccolo, più che esaustivi dello scempio che da 8 mesi va in onda al Palafiera.
Negli ultimi 10 giorni, il “Palazzo” del basket, consapevole dell'inopportunità che un movimento in conclamato affanno possa perdere una piazza capace di fare 4.000 sia pur con una squadra che vince una partita ogni 5 eclissi lunari, scende in soccorso dei nostri moribondi eroi. Valutato che far reindossare a Bonamico la vecchia numero 10 biancorossa per fargli dare due legnate fatte bene ai Renfroe di turno sarebbe un filo troppo, non resta che pizzicare in fallo Sant'Antimo. Realtà che al contrario di Forlì gioca in una specie Otello Buscherini in salsa flegrea, davanti a parenti e fidanzate dei giocatori. Sta di fatto che la premiata ditta Fip&Comtec asporta 2 punti ai campani per qualche virgola fuoriposto, appaiandoli a Forlì (che ha, non si sa bene come, il doppio confronto favorevole).
Altrettanto consapevoli però dell'insufficienza di tutto questo (e probabilmente a conoscenza del fatto che la FulgorLibertas al momento rischierebbe grosso anche contro il Gaetano Scirea), i vertici del basket italiano, sbobinando l'intricata storia di una ventina scarsa (in tutti i sensi ) di tesseramenti, fanno sapere a Forlì che, contrariamente a quanto essi stessi pensano, hanno ancora un tesseramento da fare. Si scopre infatti che alla fenomenale pescata dalla FortiBudrio (B2) di Marco Bianchi (messosi in evidenza, quest'anno, solo nel beccare 4 mesi di squalifica con le giovanili: complimenti, a lui e a chi lo ha preso), non avendo il portento giocato nemmeno 1', non ha corrisposto un tesseramento vero e proprio.
Della serie: signori, togliamo 2 punti ai vostri rivali e vi diamo la possibilità di prendere un altro giocatore. Ce la fate oppure no? A questo punto, per l'amor di dio e di un pubblico a parole sempre decantato, vezzeggiato ed elogiato (“il nostro primo sponsor”), Alberani e i suoi fratelli avrebbero dovuto rintracciare il free-agent sulla faccia della terra più vicino ad un concetto Michael Jordan e firmarlo – costi quel che costi, fossero anche 20.000 dollari – per un mese. E se Michael Jordan vi pare troppo, sarebbe bastato un Teo Alibegovic della situazione, sì, insomma un salvatore della patria. Per la società, regale nell'incasinarsi la vita e impareggiabile nel trasformare un comodo campionato da 10° posto in un incubo senza fine, una specie di redenzione finale, un colpo di reni generoso dopo mesi di porcate e spilorcerie. Un ultimo, estremo tentativo per dare una defibrillata ad un gruppo debole, mal guidato e in totale sfiducia. Il minimo che si possa dare a chi ti ha immeritatamente amato per 8 mesi, per 'provare' ('riuscire' a far qualcosa di decente quest'anno è concetto ben più complesso) ad evitare l'onta della prima retrocessione della secolare storia del basket forlivese dalla 2° alla 3° serie.
Per una settimana fanno finta di cercare qualcuno: un 40enne, uno svedese negro che gioca a Cipro, esce perfino il nome di gente che gioca delle semifinali per il titolo in Argentina (non esattamente il Burkina Faso) e che – sì, certo, come no - aspetterebbe solo la chiamata dall'Italia giusto in tempo per venire a retrocedere dalla 2° alla 3° divisione. Alla fine che succede? Ci riscaldano per la trentesima volta la zoppicante minestra-Nardi, millantando la fumosa ipotesi di qualche 'minuto di qualità' da parte del finto leader italo-americano. Intanto squadra ("Ci serve una vittoria per sbloccarci" Luca Campani) e allenatore ("Non è proprio il nostro anno" Nenad Vucinic) oscillano, come vedete, tra sterilissimi dischi rotti e geniali intuizioni, mentre in società prosegue - imperterrita - la silente guerra per bande. Arpaia, disturbato da agitazioni sindacali interne alla sua Pavital, assiste compassato; Alberani conta i giorni per levar le tende; Grazioso dietro le quinte tenta di rastrellare in ottica ripartenza; Genesi cloroformizza il contesto. Divisi su tutto, tranne che su un concetto: "Non possono gravare altre spese sulle spalle dei soci". E del resto con il ripescaggio pressochè garantito, perchè sbattersi e spendere?
Completano il quadro i 3.000 del Palafiera: costretti ad un duplice sacrificio. Assistere stereofonicamente ad una retrocessione e, non bastasse, al pessimo spettacolo che prende corpo a bordocampo.















