A 2 mesi dalla trasferta di Verona - l'ultima con Easley, quindi con un assetto 'umano' e non con un guazzabuglio di atleti raccozzati a pene di veltro - con l'arrivo di Coleman e il ritorno di Poletti la FulgorLibertas ritrova finalmente una fisionomia potabile. Incrociando le dita che Nardi 'torni' nel senso compiuto della parola (altrimenti la questione playmaker riaffiorerà, purtroppo), finalmente al Palafiera va in campo un roster che torna ad avere una parvenza di logica. La regìa, un paio di guardie (Freeman e Borsato), un paio di ali (Huff e Natali), un pacchetto lunghi accettabile, quasi quasi - incredibile a dirsi - in sovrabbonanza (Coleman, Poletti, Casoli e Campani).
Fatta Forlì, facciamo i forlivesi. Dopo mesi che lo straordinario pubblico di Forlì non meritava (poca chiarezza, rimpalli di responsabilità, orridi geroglifici, perdòni ed epurazioni perennemente discutibili nella sostanza e nel timing) finalmente Alberani e i suoi soci hanno aggiustato l'organico. E, fatecelo dire, era ora. Adesso occorre farlo funzionare. In tal senso palla, ora più che mai, a Vucinic. Irriconoscibile negli ultimi mesi (dove è finito l'incazzato personaggio che subordinava la sua permanenza a Forlì ad una doverosa 'sistemata' societaria?), supinamente aziendalista fino al masochismo, sovrintendente di discutibili allenamenti in cui Lestini e Trapani facevano il mazzo a tutti, ora il serbo/neozelandese deve riprendere il filo del discorso. Ha esperienza, carisma e fiducia (da parte della società e del pubblico) per farlo, prima dello scontato addio di fine campionato. Fermo restando che, fatta e disfatta la squadra, adesso avrà - comprensibilmente - parecchia pressione su di sè. E dovrà mettere in tavola qualcosa di un filo più appetitoso rispetto agli insipidi ranci del recente passato.
Poi c'è l'elemento motivazionale dei giocatori: che sarà determinante. E che, se le cose andranno come logica imporrebbe, dovrebbe garantire alla FulgorLibertas una tranquilla salvezza. In un mondo normale Nardi e Poletti, con le loro storie differenti alle spalle, dovrebbero morir dalla voglia di voler dimostrare di essere ancora dei top-players per la LegaDue. Freeman, se è vero quel che si dice (lunedi in lacrime coi dirigenti per i fischi del Palafiera), dovrebbe smaniare dalla voglia di far capire che dentro quel corpo talentuoso batte un cuore. Campani dovrebbe volersi rimettere in piedi, il veterano Casoli e l'imberbe Basile dovrebbero giovarsi di utilizzi finalmente consoni ai loro antitetici millesimi di nascita. Coleman (dalle credenziali incerte, quasi come la sua statura) dovrebbe aver voglia di lavare le perplessità di chi si stupisce di come un 23enne possa far la panca a un nonnetto che ha il doppio-preciso dei suoi anni. Natali non sarà un talento naturale ma se c'è qualcosa che non gli manca è la voglia di sbranare: resta forse da verificare la tenuta mentale di Borsato, quasi sempre leonino quando intravede minutaggi aperti, quasi sempre involuto quando 'sente' la concorrenza. Tutti, in ogni caso, ingredienti che buttati nel mediocre quadro di questa LegaDue, dovrebbero bastare e avanzare per tenersene una, dicasi una!, alle spalle.
Un campionato in cui, per l'appunto, ne retrocede 1 su 15 (che poi viene, tristemente, ripescata), in cui tante squadre annaspano tra inesperienza (Sant'Antimo), jella (Imola), supponenza (Veroli), assenza di identità (Bologna) e confusione (indovinate chi?), capita anche di poter mettere assieme la sfilza di 'patacate' di cui siam stati ravvicinati testimoni senza compromettere nulla. Meglio così: adesso Forlì ha veramente tutto per mettersi in salvo. E per cimentarsi, a maggio, in un nuovo, altrettanto complicato, impegno: darsi, o se preferite roprovare a darsi, la famosa sistemata nella stanza dei bottoni, capendo "se" e "come" si intende intraprendere una nuova LegaDue: tra le altre cose andrà risolta - o comunque cospicuamente asciugata - la delirante utopia del mezzo centinaio di soci e andrà affrontata - ovviamente - la spinosa questione delle imbarazzanti faide tra clan contrapposti. Che, essendo pubblicamente negate, sono conseguentemente sussistenti.
Ricordare sempre che c'è un pubblico formidabile e adorante da onorare, che tra le altre cose è per contribuzione monetaria "l'azionista di maggioranza della FulgorLibertas". Ma che di contro è stato discretamente percosso in questi mesi. E che non può umanamente essere messo alla prova ogni anno in questo modo. Molti dei mille 'e rotti' abbonati, causa il non eccelso spettacolo a prezzi maggiorati di quest'anno ma anche quel che si intravede a livello societario, minacciano di non rifare la tessera. Ma in una città "in amore", nonostante tutto, per la pallacanestro, come la nostra, c'è tempo per far loro cambiare idea. Serviranno in prima battuta un pò di risultati (con annessa salvezza), successivamente qualche idea in più e qualche spericolata conferenza stampa in meno. In un lontano Sanremo in cui lo scrivente vestiva i canonici "calzoni corti", cantava Fiordaliso: "Non voglio mica la luna". Riusciranno i nostri eroi a dilapidare un simile patrimonio?












