Ugo Tognazzi, nei malinconici panni del Conte Raffaello Mascetti, (detto Lello, perchè quelli che fanno allegria hanno sempre il "detto" dopo il nome ed il cognome), usava la supercazzola per tramortire il suo interlocutore che, non capendo l'argomento della discussione, concedeva al Conte di fare un pò come gli pareva senza opporsi più di tanto. Come insegnava il Mascetti, però, la supercazzola aveva effetto se e solo se effettuata al massimo una volta sulla vittima. Perchè, dalla successiva, c'era l'altissimo rischio che la vittima si accorgesse di esser presa per le terga. Ma la lezione trentannale del Conte non è evidentemente arrivata ai giorni nostri.
Prologo: la FulgorLibertas va a Bologna con uno americano che è un play come chi scrive è Brad Pitt (ma a cui manca la mamma); un altro americano che negli ultimi tempi guida meglio di come tira; un finlandese che si spera che non capisca in che circo è atterrato; altri due a rotazione che fanno finta di essere lunghi dominanti. Quelli di Budrio in 5-minuti-5 prendono la "corazzata" forlivese a randellate, mandando tutti a casa con un'incazzatura che non si vedeva a Forlì da un ventennio, e che coinvolge, in primo luogo e per la prima volta nella storia fulgorina, la dirigenza. La quale viene bellamente insultata dai 500 che con lo spalaneve sono giunti sotto le due torri
Il giorno successivo si manda Vucinic in tivù. Vero che è la tivù amica e non quei tre di Panorama Basket (che poi alla fine è tutta colpa loro, altrochè), ma anche lì un paio di domandine ci scappano. E Vucinic, preso in mezzo ed eccessivamente filo-aziendalista, assicura: "mercoledì ci saranno novità importanti".
Passa un martedì di silenzio assordante. E non che la cosa migliori il mercoledì. Però arriva la notizia della conferenza stampa ed il tifoso medio (ed il giornalista scarso) si illudono che ci saranno roboanti novità di mercato. Perchè, alla fine, se indici una conferenza stampa, avrai novità importanti da sbattere sul piatto. O no?
Bene, tutti apparecchiati, microfoni accesi, taccuini pronti e Grazioso se ne esce con gli asset. Gli asset?!? Ma come? E l'americano? Ed il lungo italiano? E, soprattutto, a qualcuno frega qualcosa - dopo averne presi 20 a Bologna - degli asset? Niente, si va avanti così, sottolineando che si è tutti uniti (con Arpaia che però alle conferenze stampa non ci va perchè sa che la domanda "è vero che...?" poi arriverebbe), che bisogna stare vicino alla squadra (perchè finora 3.500 cristiani sono domenicalmente andati al mare e non al Palafiera) e che si sono commessi errori (ma no, dai?!). Il tutto senza dire una-parola-una su quello scempio che è presentarsi ad una partita salvezza con sei giocatori contati, regalando a Veroli un americano ed un passaportato.
A posto così, insomma? Al sottoscritto pare di no. Ma il fatto è che loro sanno perfettamente che possono giocare ancora un pò con la pazienza dei forlivesi. Perchè basterà l'arrivo di Poletti o un canestro di Nardi per far passare tutto in secondo piano, travolto dalla passione dei tifosi forlivesi per questo sport. E allora si potrà ancora supercazzoleggiare in faccia a gente che il giovedì crede ancora, nonostante tutto, che la domenica Natali o Borsato faranno il miracolo.
Ma il fatto è che quella gente, i 3.500, meritano di più. E non mi riferisco ad un giocatore piuttosto che ad un altro. Ma alla chiarezza che, a questo punto dell'anno, non è più un optional ma un diritto che hanno tifosi che continuano a star vicino ad una società che li maltratta. Una società che dovrebbe dire quale futuro, vicino e lontano, ci aspetta. Se i giocatori non arrivano perchè "Nicola ha bisogno dei suoi tempi per perfezionare i contratti" (cit. Grazioso) o perchè i soldi sono strafiniti ed è a rischio il futuro del basket forlivese.
Perchè, ed a Forlì lo sappiamo benissimo visto che ci siamo tristemente passati, la passione è una corda che tirata troppo, si spezza. E poi diventa impossibile da riannodare.




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