A San Patrignano, dove 'smettere' è la parola d'ordine, stavolta hanno smesso al momento sbagliato. Hanno smesso col basket: avevano la squadra iscritta al campionato di C Regionale, hanno deciso di chiudere baracca e burattini. E di farlo a metà anno, a stagione in corso, falsando un torneo cui solo 6 mesi fa - senza che l'avesse prescritto il dottore - si erano iscritti.
Spiace perchè, in termini di pallacanestro, San Patrignano era un 'posto speciale' nel contesto delle minors romagnole: centinaia di ragazzi della comunità ogni 15 giorni affollavano il recentemente ammodernato impianto interno alla struttura. Era un momento di piacevole ricreazione per loro e un 'momento di gloria' per tanti giocatori delle minors disabituati a giocare davanti a tanta gente e a tanto tifo.
Non entriamo nel merito delle motivazioni che hanno portato SanPa a questa scelta: motivazioni economiche, a quanto pare, pur all'interno di un progetto cestistico che si diceva vantasse il sovvenzionamento diretto da parte di un soggetto finanziariamente forte e cestisticamente appassionato (Cimberio, già sponsor di Varese). E pure all'interno di un progetto globalmente inteso, quello della comuinità di recupero, in cui l'aspetto economico - vista la qualità eccelsa con cui San Patrignano "esce" verso l'esterno in ogni sua espressione - non avremmo mai pensato sarebbe stato Il Problema.
D'estate, a bocce ferme, si può decidere quel che si vuole: ridimensionarsi, riposizionarsi, al limite anche ritirarsi. Ma lo si fa prima di intrufolarsi in un campionato da cui si esce a metà anno, sbaraccando, sbragando e incasinando la vita a tutti gli altri, quando basterebbe avere solo un paio di mesi in più di pazienza e salutare il basket con un minimo di dignità.
Ecco, proprio lo "stile" e il "messaggio" che San Patrignano ha encomiabilmente proposto in decenni di meritorie attività - sociali soprattutto ma, successivamente, anche commerciali - stride notevolmente con le modalità con cui la Polisportiva San Patrignano molla, ingloriosamente, a metà stagione, questo suo impegno sportivo. Sorprende che all'interno di un mondo, quello di SanPa, in cui si impernia ogni ragionamento sui concetti di 'rispetto' e 'attenzione' per l'altro, sulla ricerca 'del bello' e 'della qualità' - forme di risposta 'alte' al crepuscolo in cui la droga puà precipitare le persone -, sorprende, dicevamo, si sia giunti ad una decisione del genere: decisione in cui di 'rispetto' e 'attenzione' per l'altro non se ne intravede nemmeno l'ombra.
Il commento
modi e (soprattutto) tempi non nulla a che spartire coi 'messaggi' da sempre proposti
A San Patrignano, dove 'smettere' è la parola d'ordine, stavolta hanno smesso al momento sbagliato. Hanno smesso col basket: avevano la squadra iscritta al campionato di C Regionale, hanno deciso di chiudere baracca e burattini. E di farlo a metà anno, a stagione in corso, falsando un torneo cui solo 6 mesi fa - senza che l'avesse prescritto il dottore - si erano iscritti.
Spiace perchè, in termini di pallacanestro, San Patrignano era un 'posto speciale' nel contesto delle minors romagnole: centinaia di ragazzi della comunità ogni 15 giorni affollavano il recentemente ammodernato impianto interno alla struttura. Era un momento di piacevole ricreazione per loro e un 'momento di gloria' per tanti giocatori delle minors disabituati a giocare davanti a tanta gente e a tanto tifo.
Non entriamo nel merito delle motivazioni che hanno portato SanPa a questa scelta: motivazioni economiche, a quanto pare, pur all'interno di un progetto cestistico che si diceva vantasse il sovvenzionamento diretto da parte di un soggetto finanziariamente forte e cestisticamente appassionato (Cimberio, già sponsor di Varese). E pure all'interno di un progetto globalmente inteso, quello della comuinità di recupero, in cui l'aspetto economico - vista la qualità eccelsa con cui San Patrignano "esce" verso l'esterno in ogni sua espressione - non avremmo mai pensato sarebbe stato Il Problema.
D'estate, a bocce ferme, si può decidere quel che si vuole: ridimensionarsi, riposizionarsi, al limite anche ritirarsi. Ma lo si fa prima di intrufolarsi in un campionato da cui si esce a metà anno, sbaraccando, sbragando e incasinando la vita a tutti gli altri, quando basterebbe avere solo un paio di mesi in più di pazienza e salutare il basket con un minimo di dignità.
Ecco, proprio lo "stile" e il "messaggio" che San Patrignano ha encomiabilmente proposto in decenni di meritorie attività - sociali soprattutto ma, successivamente, anche commerciali - stride notevolmente con le modalità con cui la Polisportiva San Patrignano molla, ingloriosamente, a metà stagione, questo suo impegno sportivo. Sorprende che all'interno di un mondo, quello di SanPa, in cui si impernia ogni ragionamento sui concetti di 'rispetto' e 'attenzione' per l'altro, sulla ricerca 'del bello' e 'della qualità' - forme di risposta 'alte' al crepuscolo in cui la droga puà precipitare le persone -, sorprende, dicevamo, si sia giunti ad una decisione del genere: decisione in cui di 'rispetto' e 'attenzione' per l'altro non se ne intravede nemmeno l'ombra.
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Rinvio gare
San Patrignano chiude il basket?
A cura di
Riccardo Girardi
riccardogirardi@forlibasket.it
Articolo pubblicato
Mercoledì 18 gennaio 2012 08:37
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