Il ROMpiscatole


E adesso, per favore, non chiamatelo derby!
Ecco perchè quella che domenica giocherà al Palafiera... non è la Fortitudo
Ecco il seguito (domenica scorsa a Pistoia) della FortiBudrio, prossima alla trasferta a Forlì. E questa sarebbe la Fortitudo?
 

E' che a sentire che arriva il "derby", che incontreremo la Fortitudo, mi scappa da ridere. Sorriso amaro, beninteso, ma sempre di sorriso si tratta. Perchè continuare ad affermare che domenica in terra di Romagna atterrerà la Fortitudo, significa semplicemente dar credito ad una clamorosa mascherata messa in piedi da chi sa benissimo che la vera Fortitudo non è nè sarà mai quella che lui ha travestito. Perchè al di là delle rivalità e dell'odio sportivo, non si può non ammettere che la storia della vera Fortitudo è meravigliosa: parente povera in una città in cui quelli ricchi vincevano mentre lei tifava Schull o, in circostanze ancor più drammatiche, Alibegovic. Il tutto con un senso di appartenenza unico, tramandato da padre in figlio, che ne ha fatto la prima realtà cestistica per spirito, orgoglio e passione. Passione che oggi viene sistematicamente stuprata da chi dà in pasto ad un popolo in astinenza surrogati travestiti da originali.

Ma parto da lontano. Qualche anno fa (sembra il cenozoico ma non lo è) a Gilberto Sacrati, così come a Cesare Ragazzi, viene in testa un'idea meravigliosa. Prendere la Fortitudo e, grazie alla presa, mettere in piedi uno dei più colossali progetti archittettonici di epoca moderna: il famigerato Parco delle Stelle. In quel momento la F è una delle prime realtà europee: in Italia lotta per i primi posti ed ha in tasca una licenza triennale di Eurolega. Sacrati viene "semplicemente" considerato un Seragnoli ma con più testa imprenditoriale, tant'è vero che sul pronti e via si presenta con sponsorone al seguito (che poi sparirà appena ci sarà da cacciar fuori i soldi veri). Sacrati, nel giro di qualche mese, devasta il devastabile, portando in un amen la F in B1. Dove, pur essendo sommerso dai debiti, spende soldi che non ha per mettere in campo un quintetto stellare (Lamma, Muro, Malaventura, Gigena, Cittadini) con la speranza, incredibile a dirsi, di fare bene ma non benissimo. Perchè sa perfettamente che andare in LegaDue sommerso dai debiti vorrebbe dire ridarsi in pasto alla Comtec, cioè quell'ente che 12 mesi prima l'ha cacciato a calci dalla LegaDue per scarsa chiarezza nei conti. Peccato che a Malaventura nessuno lo dica: e così il pesarese piazza il tiro che conduce Forlì alla disperazione e la F al fallimento.
 
Sacrati, appoggiato ad un parapetto del Palafiera con gli occhi umidi, e non per la commozione, capisce subito che da lì a poco il bubbone esploderà. E così è: perchè Gilbertone nostro non solo non ha soldi per pagare i debitori ma nemmeno per iscrivere la squadra al campionato. Si pensa che la Fossa dei Leoni, gruppo storico al seguito della F, qualcosa di più simile ad una tifoseria calcistica, scenda in piazza a far barricate. Niente di tutto questo. I tifosissimi della Effe, in assenza della "loro Fortitudo", quella col mitologico "codice Fip 103", si prendono un anno sabbatico. E stanno alla larga da colui che sembra voler fare due più due: Giulio Romagnoli, imprenditore con la patata nel sangue e proprietario della Pallacanestro Budrio, realtà che vivacchia in B2. Romagnoli fiuta l'affare e si avventa sul moribondo. Dopo un anno di ibrido Budrio/Bologna sempre in quarta serie, con una serie di funamboliche operazioni acquista il titolo di Ferrara di LegaDue, lo appiccica addosso alla sua Budrio e poi si mette d'accordo con chi pensa realmente di avere il marchio Fortitudo nelle mani: la SG Fortitudo, polisportiva detentrice della storia fortitudina, la "casa madre" dove tutto cominciò. La SG Fortititudo invece di dire al Patato "amico, tu sei Budrio/Ferrara, noi siamo la Fortitudo, quella è la porta, fanne buon uso", lo benedice e gli affida il marchio. Romagnoli, in quel momento, decide di avere la Fortitudo vera, che poi è quella contro cui giocherà Forlì, e non Budrio/Ferrara con un pennuto sulla groppa. Bologna ovviamente lo considera il giusto, tant'è vero che la Fossa dei Leoni, ligia (pare) alla propria coerenza, decide di non seguirla.

L'operazione Romagnoli ha però un presupposto non detto. Che Sacrati salti per aria e che l'unica realtà bolognese simil Fortitudo sia la sua. Però non ha fatto i conti con Sabatini: il presidente Virtus, che da anni sogna di avere il monopolio del basket bolognese, decide di mettere le mani su quello che rimane dell'impresa di Sacrati. Con un ennesimo gioco di prestigio. Accerchia Sacrati, prende il Gira Ozzano, di sua proprietà e glielo affida: ci appiccica sopra il solito pennuto e imbottisce il roster di suoi giocatori (Imbrò su tutti), et voilà ecco la Fortitudo. A Bologna il profano pensa: "Una società di Eraser Sacrati eSabatini, con dentro giocatori di Sabatini, non potrà essere seguita dalla Fossa". Sbagliato un'altra volta: la Fossa la segue eccome, anzi cerca di convincere che quella è la vera Fortitudo (o semplicemente la cosa che maggiormente le assomiglia) mentre Romagnoli è l'impostore...

Chi non è proprio convinto è un giudice. Che, in una sentenza, dice quello che il sottoscritto prova a spiegare dalla prima riga. Semplice e lineare: nè la Budrio di Romagnoli nè l'Ozzano di Sabatini/Sacrati è la Fortitudo. Quindi nessuno può chiamarsi Fortitudo. Semplice, no? I geni del marketing si mettono all'opera. Pensa e ripensa: quelli di Romagnoli se la cavano con un Biancublù Bologna abbastanza neutro, ma che basta e avanza per l'establishment del giornalismo cestistico felsineo, impegnato in un incessante tentativo di investitura ufficiale alla creatura di Romagnoli. Quelli di Sabatini dapprima parlano di "103" in memoria del celebre codice Fip, poi - ammoniti dal giudice - optano per un più fluorescente Eagles. Qualcuno fa notare che Eagles è anche il nome del gruppo ultras di Cantù con cui non è che ci siano eccellenti rapporti. Niente da fare. D'ora in avanti la Fossa "deve" andare nei campi di B2 tifando giocatori di Sabatini che si chiamano col nome del loro peggior nemico. Nemmeno un sadico poteva inventare una tortura del genere.

Dice: "ma allora la F è morta?". Eh no! Perchè c'è una Fortitudo vera, col codice Fip 103, che è - lei sì - la diretta discendente di quella del Barone Schull. Gioca in Prima Divisione, dove Sacrati l'ha iscritta. Nessuno la considera, nessuno andrà in trasferta per lei (un pulmann in partenza per una trasferta a San Pietro in Casale non è effettivamente un granchè), ma è la vera Fortitudo. Quella che, se un giorno giocherà ancora contro Forlì, potrà dire di aver partecipato ad un vero derby.
Riccardo Romualdi
Contributo originale a cura di forlibasket.it.
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A cura di
Riccardo Romualdi
riccardoromualdi@forlibasket.it



Articolo pubblicato
Lunedì 24 ottobre 2011 21:18

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