Faceva quasi tenerezza, domenica scorsa, Renato Nicolai, segretario generale della Fortitudo transitoriamente di stanza a Ferrara: quello che voleva "contingentare" l'afflusso di tifosi forlivesi al PalaSegest. Aveva detto "320, non più di 320, non venderemo biglietti ai forlivesi". Ma se da un lato ti metti il cerottino nero d'ordinanza "anti-discriminazione", dall'altro non puoi inaugurare la tua domenica discriminando in biglietteria sulla base della provenienza geografica. E allora ti tocca passare un'ora abbondante di prepartita annaspando in perpetuo filo diretto (tramite auricolare in stile Ambra pre-Renga) coi tuoi gorilla/stewart: "Ancora un pò più in là" (parlava del 'cordone' che doveva tentare d'arginare l'esodo forlivese). O magari ti ritrovi ad ammonire un paio di disabili forlivesi all'ingresso (l'abbiamo sentito con le nostre orecchie) dicendo che "okay, potete entrare, però non tifate". Al netto di queste miserie, erano 700 i tifosi romagnoli a Ferrara. E di "non tifare" non ne volevano proprio sentir parlare. Perchè - come cantava un album fa Jovanotti - "nessun filo spinato potrà rallentare il vento". E il vento di passione che spinge sul veliero FulgorLibertas di questi tempi non lo puoi davvero "contingentare".
Pertanto, prima di tutto, facciamoci tutti un bell'applauso. Società, squadra, nuovo coach, tifosi: tutti, nelle dosi che ciascuno di voi ripartirà come meglio crede, stanno contribuendo a questa pazzesca primavera sottocanestro. E se alla società va dato atto di averle veramente provate tutte per porre rimedio alla mezza dozzina di topiche commesse nei suoi primi 4 mesi di LegaDue, stupisce questo "monolite" di entusiasmo che segue la squadra, in casa e in trasferta, con una passione e una 'quadratura' inediti, anche riavvolgendo il nastro dei ricordi fino all'Archivio Nostalgia. Senza distinzione di età (dal pensionato al ragazzino), sesso, estrazione sociale (studenti, professionisti, operai), storie personali (dai veterani del Marini, ai più giovani ultras, passando per gli ormai ex destinatari del coretto "tribuna/fighetti/urlate maledetti"): adesso nessuno sembra voler risparmiare gola ed entusiasmo nel supporto alla massima espressione del basket forlivese. E i "Romagna Mia" nei palasport non sono più dei flebili valzerini adattati a coro: ma veri ruggiti che se la giocano alla pari con la "Verbena" senese. Perchè - parlo per esperienza diretta - non c'è niente di più libidinoso (ammettilo, nemmeno uno scudetto o una Champions di Inter, Milan o Juve) di essere lì, stretto stretto, tra qualche centinaia di tuoi concittadini in un altro palazzetto, eppure perfettamente a tuo agio, meglio che nel salotto di casa, vivendo quel brivido forte lungo la schiena. Un brivido che ha un nome ben preciso: "Orgoglio di Appartenenza".
Quando, più volte, in questi quasi 8 anni di forlibasket, ho sottolineato (scassando l'anima a tutti voi) che nulla, in questa città così poco incline all'autostima ma al contrario così propensa all'autocommiserazione, nulla storicamente riesce a costituire fattore di aggregazione e motivo di orgoglio come la pallacanestro... beh, proprio a questo mi riferivo. Certo, sembrava da pazzi dirlo con 7/800 persone al Villa Romiti e quando al bar delle sperdute tensostrutture della B1 (quando il bar c'era, s'intende) all'intervallo parlavano con accento romagnolo solo gli inviati di FB e una mezza dozzina di irriducibili ultras. Ma bastava solo conoscere Forlì, e sapere che sotto - in qualche momento "molto sotto" - la cenere ardeva. Eccome se ardeva. Bastava solo dare in pasto alla piazza una categoria degna, il Palafiera e un manipolo di giocatori pronti a prima a "dare" poi a "ricevere" (il contrario di quanto visto nel pre-Vucinic). E allora, per una volta, non 'bastoniamoci'. In LegaDue stiamo o non stiamo sostituendo la Fortitudo? Ebbene, lo stiamo facendo non solo a livello di squadra. Ma anche a livello di tifoseria. E, campanili a parte, questo è un complimento. E nemmeno piccolo. Adesso non ci rimane che restarci, in LegaDue. Per una salvezza che, è proprio vero, dovesse arrivare varrà nè più nè meno quanto la vittoria di un campionato (citaz.). Ritrovarsi in 6.000, tra due sabati, alla messa pagana del Palafiera, l'ultima - sicuramente la più importante, probabilmente quella decisiva - di una stagione in ogni caso memorabile, potrebbe essere un primo passo in questa direzione.














