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"Allora ragazzi: volete CARLTON MYERS |
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"Se avesse avuto un'altra MARCO ZANNELLI |
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"Io sono diventato interista, CARLTON MYERS |
Insomma è ufficiale. A 38 anni suonati Carlton Myers torna a Rimini. E' la terza volta che Carlton si presenta in Via Dante per indossare quella maglia. La prima fu da ragazzino: e fu l'inizio di una grande avventura. La seconda fu nel 1994/95: e fu l'inizio di un grande cambiamento. Stavolta, ed è la terza, è fin troppo chiaro: non sarà l'inizio di un bel niente. Rimini sarà la (probabilmente mesta) chiusura della sua carriera. Una carriera, di atleta e di uomo, che approfittando del suo ritorno in Romagna, ora FB vi fa ripercorrere. Come, forse, nessuno ve l'aveva mai fatta percorrere.
PRIMO QUARTO
C'ERA UNA VOLTA... Il 30 marzo 1971, a Londra, viene alla luce Carlton Ettore Francesco Myers. E' destino che sia in una delle città melting-pot mondiali per antonomasia che il seme di un sassofonista caraibico di colore si incroci con l'ovulo di una donna pesarese in viaggio di piacere. Myers resta in Inghilterra solo 7 anni. Poi perde di vista il padre: la mamma se lo riporta infatti in Italia. Non a Pesaro, bensì a Rimini, dove la donna nel frattempo ha trovato lavoro. A causa della particolare ribalta turistica dell'epoca e delle dinamiche social-affettive estive in riva all'Adriatico, Rimini è a sua volta un altro melting-pot: solo che i coetanei di Carlton non di rado sono figli di madre scandinava e di padre autoctono. Ma tant'è. Dalla lontana Londra papà si rammarica del fatto che il figlio non seguirà le sue orme suonando il sax (fonte: Wikipedia), ma in realtà il piccolo Myers per la musica è portato: suona il violoncello, e lo suona pure bene. Quando nell'età in cui sbucano i primi peli, al violoncello Carlton prima affianca poi preferisce la pallacanestro, la leggenda vuole che un paio di mesi dopo mamma-Myers si presenti da Claudio Papini, allenatore nelle giovanili del ragazzo. Dicendogli più o meno così: "L'insegnante di violoncello dice che il ragazzo ha talento per fare il musicista professionista. Ora io vi domando: ha il talento per fare il giocatore professionista?". Papini annuisce, tranquillizzando l'apprensiva madre. La storia, al di là di tutto, gli darà abbondantemente ragione.
GENERAZIONE DI FENOMENI. All'età di 15 anni, Myers entra nella favolosa 'covata' Basket Rimini del 1971/72, una nidiata di ragazzi da cui le casse della società adriatica trarranno linfa vitale per almeno un decennio. Cresciuto magistralmente dal suddetto Papini, ecco fiorire un gruppo di cestisti all'epoca dominanti. Il più forte di tutti è Franco Ferroni, esterno tecnico in prospettiva ben oltre i 2 metri, perfettamente in linea con la moda-Kukoc dell'epoca, al punto che si vagheggia per lui un'opportunità in un'università americana. Poi c'è il duttile mezzo lungo Ruggeri. E fin qui parliamo di gente che una carriera, nel tempo, se la farà. Non tutti quei wonder boys ce la faranno: il fisicato Renzo Semprini e il bomberino Max Morri cominciano benino (un pò di Serie A per il primo, tanta Serie B per il secondo) ma emblematicamente finiranno a giocare con il Verme Molinari; l'imprendibile playmakerino Bibo Fontana farà a sua volta tanto semiprofessionismo fino a conoscere il brivido caldo di una stagione allenato da Luciano Ruscelli; l'irrisolto lungo Gianmaria Giovanardi farà un salto in Fulgor Forlì a metà anni '90 stupendo tutti sotto la doccia salvo trovare maggiore soddisfazioni solo successivamente, commecializzando prodotti Nokia, per l'esattezza. In quel gruppo c'è anche Myers. Che in principio esibisce fibre muscolari evidentemente straordinarie ma che 'a giocare a basket' non è certo tra i migliori (campionato cadetti: Myers 5, Catalano 21). Saranno spirito, forza di volontà, convinzione nei propri mezzi a farlo emergere prepotentemente di lì a poco.
ESPLOSIONE. La svolta è nel 1990/91, anno in cui la prima squadra di Rimini è franata malamente in B1. Come a volte succede è da una teorica disgrazia che nasce una grande opportunità: e l'opportunità è quella di lanciare in prima squadra ed in grande stile quella generazione di fenomeni (o presunti tali). Per farlo a ragion veduta occorre però una guida in panchina solida: e chi può esserlo più di Piero Pasini, colui che nel 1983/84 seppe catapultare per la prima volta il basket riminese in Serie A1? Morale: la Marr esplode (e torna istantaneamente in A2), i suoi gioielli pure. E - sorpresa delle sorprese - il giocatore che 'esce' con maggior veemenza è proprio Carlton Myers. Il quale ha le caratteristiche fisiche perfette per il 'basket moderno' che sta prendendo piede, ma grazie a Pasini ha messo sù un tiro e 1c1 che gli valgono la doppia cifra perenne. L'anno è talmente di grazia che non termina con il tironfo della prima squadra: prosegue con lo scudetto juniores, che i giovani cestisti riminesi conseguono - al Palafiera di Forlì - con alla guida Massimo Bernardi ("Per forza, glieli allenavo io" Piero Pasini).
CAMPIONE IN ERBA. L'anno successivo, il 1991/92, è invece quello della consacrazione. In A2, meravigliosamente affiancato ed esaltato nelle sue caratteristiche prima da Darnell Valentine, poi (causa infortunio dell'americano) dall'ex-Varese Franklin Johnson, galvanizzato dalla stagione precedente e dalla fiducia che sente attorno a sè, Myers fa una stagione da paura, a quasi 27 di media. "In quella Marr - racconta Silvano Dal Seno, forlivese, all'epoca senatore di quel roster - Carlton era consapevole di essere una sorta di terzo americano. E non mancò, nell'economia di una stagione, qualche atteggiamento divistico. Ma fu sempre assai benvoluto dal gruppo". Rimini non fa solo il doppio salto carpiato e in 2 anni dalla B1 si ritrova in A1: cosa forse ancor più rilevante, si ritrova per le mani il cartellino di un 20enne capace di andare 10 volte sopra i 30 punti in una singola partita, più 3 seratone addirittura over 40. Roba tosta, che non lascia indifferenti i vicini di casa di Pesaro, gente che all'epoca se la gioca per lo scudetto e che DarwinCook&DarrenDaye è storia recente: Valter Scavolini mette sul piatto il quotato play Calbini più una valangata di miliardi e si prende Myers con la formula della comproprietà biennale.
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SPLENDIDO SOLISTA. A 21 anni Myers affianca i veterani Gracis e Magnifico e lotta per lo scudetto. Nel 1992/93 assorbe bene l'impatto con la nuova dimensione: 17 abbondanti di media, con Pesaro eliminata 2-1 dalla Benetton Treviso in semifinale. L'anno dopo tutto sembra cospirare per il verso giusto: Myers impenna le sue cifre (24 di media in campionato, addiruttura 27 nei playoff), la Scavolini approda in finale scudetto. In una serie che premia il fattore campo e oppone ai marchigiani una delle Virtus Bologna più forti di sempre (Brunamonti, Danilovic, Moretti, Morandotti, Shoene, per non parlare di Damiano Brigo), Carlton è sontuoso. Nelle 5 finali, in cui prevalgono le Vu Nere 3-2, Myers si carica la squadra in spalla e scrive in sequenza 25 31 24 30 23. La Scavolini alla fine si arrende ma quel ragazzo di colore, che il pubblico marchigiano ha imparato ad amare, sembra lì apposta per scrivere pagine gloriose nel futuro prossimo della Vuelle. Il giocatore è ormai delineato: è un favoloso realizzatore, un giocatore fondamentalmente solista, ma con la tendenza assoluta a prendersi responsabilità. E poco importa se ha qualche perdonabile grillo per la testa, tipo un tamarrissimo orecchino di diamanti. A 23 anni si ha la sensazione di essere innanzi ad un atleta fenomenale, pronto ad entrare nel club dei grandissimi della pallacanestro italica e a trascinare la Nazionale in alto. Sarà così? |
FINE PRIMO QUARTO






















