La Storia


Modena & canestri: un amore (im)possibile?
Da 20 anni si prova a 'fare' basket sotto la Ghirlandina. Inutilmente
Viaggio nella città che ha 'cancellato' Cento e sta per venire a Forlì

 

Due modenesi che
amano la pallacanestro
Nino Pellacani e...
il direttore di FB
Riccardo Girardi

Che Modena sia una città ad alta vocazione sportiva è fuori discussione. Pallavolo e motori, innanzitutto. Con la mitica Panini, dominatrice d'Italia e d'Europa negli anni '80 e '90, nonchè con una femminile da sempre di tutto rispetto. Con l'altrettanto leggendaria Ferrari, di stanza a Maranello, dove un tempo le targhe scrivevano "MO". Poi il calcio: una bella tradizione di Serie A e Serie B per un paio di decenni nel dopoguerra, un lungo oblio fino alla rinascita dell'ultimo decennio: con le gestioni di Montagnani (non quello dei film con Nadia Cassini, almeno crediamo) e di Amadei (mister Immergas) a riproporre il giallo di Modena e lo stadio Braglia nel calcio professionistico.

E il basket? Già il basket. Non si può dire che non ci sia provato, a imporre la pallacanestro agli sportivi modenesi. I quali, però, mai sono riusciti ad affezionarsi compiutamente a questa disciplina. Notoriamente rivale della pallavolo. E se la pallavolo a Modena è qualcosa che corre nel sangue della gente vincendo allori e titoli, come pensare che possa competere una pallacanestro "semplicemente" di buon livello?

Il primo "tentativo" di fare basket 'sul serio' a Modena è datato inizi anni '90, se si vuole escludere il 1973, anno in cui il direttore di FB Riccardo Girardi (incidentamente) nasce nella città emiliana. E coinvolge alcune facce che poi a Forlì finiremo per conoscere piuttosto bene. E' l'epoca del "Burghy Modena", condotto e sponsorizzato dal re delle carni, Cremonini (non quello dei LunaPop, almeno crediamo). Lo stesso Cremonini patron "indiretto" di Olitalia, marchio che ricollega la storia del basket forlivese a momenti irripetibili. Il Burghy, nei primi anni '90, è in B1, condotto in panca da un giovane ed assai promettente allenatore bolognese, Stefano Michelini. Il suo vice? Vi dice niente un certo Gigi Garelli?! In campo, col bomberissimo del momento Fabio Torri ed un lungagnone grezzo ed efficace di nome Alberto Pietrini, giostra un generoso mestierante dell'area pitturata di nome Bob Cavallari. Due nomi, Michelini & Cavallari, che proprio ad Olitalia e a Forlì legheranno una breve quanto intensa fase del loro futuro, giusto un lustro più avanti. Nel 1990/91 il Burghy vuole venire in A2. Ma incrocia la Marr di Piero Pasini e di un giovanissimo e scattante colored che promette bene assai: Carlton Myers. Nulla da fare, Rimini dopo un solo anno di purgatorio torna in Serie A. Ma l'appuntamento per Modena è solo rimandato. Nel 1992/93 ecco il Burghy in A2, nello stesso campionato in cui gioca la prima Telemarket Forlì di Corbelli, quella del doppio pivot Lock+Dawkins. Le due squadre finiscono a pari punti a metà classifica: nessuna delle due saprà imporsi ai PlayOut. L'estate successiva la Telemarket ci riprova, tiene Dawkins, piglia Rogers, ma nonostante le ambzioni il 1993/94 confermerà Forlì in A2. Ma se Sparta piange, Atene non ride: Cremonini, che constata che nonostante la Serie A non si va oltre le 1.000 presenze di media al PalaPanini, si è già stufato del giocattolo pallacanestro. O meglio di Modena. In Emilia la saracinesca scende mestamente. Il re dell'hamburger resta nel basket: apre il sodalizio con Angelone Rovati scendendosene a Roma per sponsorizzare la Virtus.

Dopo un solo anno senza basket, Modena ha un'inaspettata seconda chance. Da sotto c'è un piccolo/grande fenomeno emergente: Cervia. Lo pilota Pier Sante Manetti. Che in teoria avrebbe cominciato il discorso a Ravenna. Siccome a Ravenna pensano solo alla pallavolo (sono gli anni del Messaggero di Timmons e Kiraly), sposta l'ambaradan 20 Km a sud. Il progettino va a gonfie vele. Arriva fino alla B1, quindi il capolavoro. Dopo aver rimesso al mondo a suon di trentelli un talentissimo canturino 20enne reduce da un grave incidente in moto, - tal Eros Buratti -, incontra e sconfigge la favorita Firenze nella corsa alla A2. E' il primo capolvoro di un giovane allenatore vagamente sovrappeso: Stefano Pillastrini. La cittadina a mezz'ora da Forlì sta insomma per affacciarsi clamorosamente al basket professionistico. Ma ospitare la Fortitudo nell'impiantino di Pinarella non pare proprio il massimo. E così patron Manetti, che già in passato ci aveva pensato sù poco nel trasferire le sue attività cestistiche da Ravenna a Cervia, con la stessa agilità decide di emigrare verso lidi più strutturati: il "Menestrello" va a Modena. Ma anche qui c'è la pallavolo che rompe le uova nel paniere. E' una maledizione! Manetti si defila e gira la creatura a tal Monti. Scatta l'operazione "aggancio al territorio", col modenese doc Nino Pellacani (oggi creativo del marketing del Club Modena Basket) e i 'vicini di casa' Sabatini ed Emiliano Neri. In panca c'è sempre Stefano Pillastrini, che si è portato dietro il promettente cervese Fabio Zanelli e Zanus Fortes. A spanierare ci pensano Gordan Firic e Larry Middleton: che contro l'Olitalia Forlì di Melillo firma una "seratina" da 47 punti (11/18 da 2, 6/6 da 3) e vince da solo. Bel 6° posto per Modena, col pubblico che lentamente sembra un minimo scaldarsi per i canestri: adesso siamo a quota 2.000.  L'anno dopo potrebbe essere quello buono. Ma arriva per chiudere il cerchio dei contributi previdenziali Roberto Premier, non proprio il massimo per uno come Pillastrini, da far lavorare coi giovani. Morale: squadra che vivacchia in basso. Pillastrini abbandona ad aprile. A giugno la saracinesca si riabbassa. La storia di Modena in Serie A stavolta è finita.

In questi anni l'attività sul basket, pur privo di una squadra di punta, è proseguita. Con la Pallacanestro Modenese, squadra molto votata al vivaio, prova ne sia che un paio di stagioni fa non ebbe paura di iscrivere in B2 praticamente una juniores, con tanto di retrocessione scritta a febbraio.... Ma Modena, un bacino d'utenza pur sempre da 200.000 abitanti, con un impianto da 6.000 a 30 Km da Basket City, nonostante tutto fa sempre gola. E qui siamo all'ultimo capitolo, l'estate scorsa. Cento vive i consueti travagli ferragostani, soldi non ce n'è. Ma stavolta non si compie il miracolo e la gloriosa Benedetto XIV deve chiudere baracca e burattini per davvero. Sotto la ghirlandina è planato quel Tudini che portò il Progresso Castel Maggiore dalle palestre di periferia ad un'A2 di alto livello con Ticchi coach. Quel Tudini che quando Madrigali fece passare a miglior vita la Virtus, concesse - lautamente ricompensato - il titolo di A2 alla FuturVirtus di Sabatini, per consentirle di non ripartire dalla Prima Divisione. Tudini adesso crede nel progetto-Modena. Si è preso la B1 di Cento, ha messo il figlio del celebre avvocato Palumbi in panchina e il vecchio creativo modenese Pellacani a fare comunicazione. L'avventura è cominciata. Oddio, non proprio bene. 3 giornate, 0 punti. -30 o giù di lì in casa da Omegna, -20 o giù di lì sempre in casa con Casal Pusterlengo. Nel mezzo un onorevolissimo ko in riva al Lago Maggiore. A Modena sono abituati ad esultare, chissà come la stanno prendendo. Palumbi jr, il coach, va su www.basketcafe.it, si firma "coachP" e si scusa coi tifosi per il pessimo inizio di stagione. Basterà? Vedremo. Intanto però i soliti maligni cosa dicono? Sentite qua: "Tudini? Farà uno/due anni di terra bruciata e se ne andrà". Come tutti gli altri.

Intanto le telecamere di SportItalia si stanno scaldando. E la vecchia Forlì, nobile decaduta, sta per mettere in moto i 2 pullmini con 1 bancomat. Ah, come sono lontani  i tempi di quel Middleton contro Niccolai. Non è più "quel Menestrello", non è più "quella Libertas". Vedremo se tra 5 anni queste due città ci saranno ancora nel basket. Azzardiamo: Forlì probabilmente sì. Modena? Lo scopriremo solo vivendo. Tudini permettendo.


Una delle ideazioni di Nino Pellacani per il neonato Club Modena Basket:

IMG inizio campionato

 

Contributo originale a cura di forlibasket.it.
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Articolo pubblicato
Mercoledì 31 ottobre 2007 08:51

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