Intervista


 

 

Paolo Carasso posa con un suo
fedelissimo, Marco Miriello, dinnanzi
ad un simbolo della riminesità:
la Fontana dei 4 cavalli

FB è di parola. Ve l'avevamo promesso. Se Artusiana e Santarcangelo si fossero sfidate per la C1, avremmo preso la palla al balzo e avremmo colto il pretesto per fare un'intervista a Paolo Carasso. Perchè a "spizzichi e bocconi" in questi mesi avevamo percepito che Paolo aveva cose da dire molto interessanti, schiette, franche, discutibili (come lo è ogni affermazione). Una carrellata a 360° sul mondo del basket locale e non solo, sui suoi protagonisti, i suoi vizi e le sue virtù. Una prospettiva spostata di 60 Km a sud di Forlì, che - ne siamo certi - lascerà il segno. Una marea di situazioni e uomini chiamati in causa. Buon divertimento.


Intervista di
Riccardo Girardi

 

Abbiamo detto che Artusiana-Santarcangelo è un pò il pretesto per confrontarsi con Paolo Carasso. E allora partiamo proprio da qui. Derby tra due cittadine/cittadone che vogliono la C1...

La C1 è indubbiamente l'obbiettivo che Santarcangelo si è posto col progetto-Foschi. Sarebbe il coronamento meritato di un gran bel lavoro organizzativo cominciato l'estate scorsa e un premio altrettanto meritato per una società che 9 mesi fa ha avuto il coraggio di fare scelte drastiche. Sono usciti personaggi storici del Santarcangelo Basket come Zavatta, Domeniconi e Calisesi per intraprendere un nuovo corso tecnico con Foschi e organizzativo con Turci. Conquistare la C1 con allenatore, assistente e 3 atleti che la C2 l'han vista solo in cartolina non sarebbe un brutto risultato, anzi.

Sì, ma parliamo del match...

Dalla parte di Santarcangelo metto una straordinaria freschezza atletica e una struttura da squadra vera. Dall'altra parte ci sono 2 giocatori fuoricategoria ma, se devo essere onesto, non molto altro. Normalmente tra una squadra e 2 fuoricategoria vince la squadra. E il campionato ha detto che gli Angels sono più forti. Non resta che confermare questo dato. Il punto può essere questo: se Spagnoli si fa male Forlimpopoli prende 30 punti; se Benzi si fa male c'è partita fino alla sirena.

Santarcangelo in C1 c'è già stato qualche anno fa. Ha avuto vita breve. Forse non era pronto per un campionato professionistico. Oggi lo è?

Direi che oggi c'è un progetto con basi più solide rispetto ad allora.

Cioè?

Cioè c'è dietro un lavoro intenso e credibile, mirato a formare l'ossatura della prima squadra con 6/7 giocatori "nostri", intendo dire allevati nel nostro vivaio. Una filosofia che prevede che da fuori debbano venire solo 2/3 giocatori di caratura assoluta e null'altro. Una strategia che ritengo possa reggere l'urto della Serie C1.

Come si incastra Paolo Carasso nel progetto-Angels?

Semplice: io e il mio staff, come detto, dobbiamo produrre atleti in grado di ben figurare in prima squadra.

Sì, ma non ti senti tu - istruttore stimato a livello nazionale - sminuito in una realtà così piccola?

Sono in questa società da 2 anni e mezzo. Ammetto che il 1° anno non fu facile. Ricordo come fosse ieri che allenavo il gruppo dei 1989/1990: in campionato persi 17 volte. Io 17 partite non le avevo perse nemmeno totalizzando i 4 anni precedenti al Basket Rimini. In più mi cercavano con insistenza da fuori e oggi posso ammettere che dire di no alla Scavolini e restare a Santarcangelo non fu facile. Fu decisivo Maurizio Fabbri, il nostro presidente, che stroncò ogni mia remora, mi mostrò una stima incredibile, mi convinse a tener botta. Di lì in avanti fu sempre più bello, e proprio in ragione di questo fu sempre più facile rinunciare ad altre sirene, non ultima la LegaDue di Imola propostami solo qualche mese fa. Ora mi sento totalmente parte integrante di questa società: al punto che ho rinnovato e resterò qua fino al 2012.

Un progetto giovanile da 400 ragazzi e con un supervisor del tuo calibro non può non puntare a costruire qualche campioncino. Su chi sei pronto a scommettere?

Il 1994 Rodolfo Lucchi, il 1995 Matteo Botteghi e il 1991 Matteo Palermo se non si smarriscono per strada possono davvero diventare dei giocatori.

Facciamo un passo indietro nella tua vita e entriamo in una zona delicata. Il Basket Rimini, o Crabs se preferisci. I tuoi vicini di casa. Il tuo passato incancellabile. Il tuo odio/amore. Perchè te ne sei andato?

In sostanza son venuto via perchè Rimini non era più dei riminesi. Il gusto vero del mio lavoro è sempre stato quello di lanciare giovani del mio territorio. Per me il massimo della gratificazione è vedere dei miei ragazzi spiccare il volo, o magari battere con una squadra interamente figlia del nostro territorio Virtus e Fortitudo. Ad un certo punto sono venute meno le condizioni per 'fare' dei giocatori. E i fatti credo mi diano ragione: gruppo Crabs 1989/1990, 6 giocatori da fuori, nessun identità, nessun risultato. Se in questi anni ci fosse stata la "filosofia-Sberlati" Saponi, Rinaldi e Silvestrini sarebbero in Serie A.

Gandolfi, del settore giovanile Crabs, dice: "Sfido che non abbiamo buoni giocatori, se li è portati via Carasso"...

I ragazzi classe 1991 i loro genitori hanno scelto liberamente di seguirmi. I loro cartellini sono stati regolarmente acquistati. A casa mia rubare è una cosa, comprare, se permetti, un'altra. Molti di quelli del 1989 e del 1990, se è per questo, avrebbero voluto fare la stessa cosa ma non è stata data loro la possibilità.

Attualità. Crabs-Scavolini, Playoff di LegaDue. Morri e Myers, due riminesi, vengono puntualmente massacrati dai loro concittadini. Che ne pensi?

Mi dispiace moltissimo. Sono due ragazzi che hanno dato moltissimo a Rimini, hanno fatto delle rinunce per vestire quella casacca, sono due simboli della Rimini cestistica, o meglio di ciò che la Rimini cestistica è stata in grado di produrre. Mi amareggia come li tratta il pubblico. Ancor di più il fatto che nessuno in società prenda una posizione netta al riguardo...

Facciamo un bel passo indietro.  Più sù parlavi di questa perduta "filosofia-Sberlati". Spiegacela meglio...

Semplice: il giovane riminese davanti a tutto. A maggio Corrado Sberlati mi chiedeva: "Paolo, chi esce quest'anno?". Una volta gli dissi: "Presidente, avremmo Vitale, classe 1981, gambe da nero, ok, ma carattere un pò così. Io non sono molto convinto". Sberlati lo era: contratto quinquennale e - mi disse Corrado - "Non azzardarti a prendere americani in quel ruolo!".

E' una strategia compatibile coi risultati?

Sì, ma se condotta con un minimo, dico solo un minimo, di moderazione. Ad esempio l'estate successiva alla stagione in cui allenai la prima squadra volevo confermare a tutti i costi Corchiani, Tomidy e Sekunda. Li ritenevo l'ossatura intorno a cui far crescere i nostri ragazzi. Sberlati mi disse di no. Lì non ci stetti: 7 giovani di Rimini in A1 secondo me ci potevano stare, 10 proprio no, anche perchè poi li bruci. Feci un passo indietro, tornai a dedicarmi interamente alle giovanili. Da quella situazione estremistica da un lato, siamo passati in pochi anni ad avere Raschi a sedere per far giocare un Abdul Fox qualsiasi.

Rimini, giovanili, Carasso... Papini. Eccoci, il "1° Memorial Papini". Saremo schietti: assurdo che non ci fossero i Crabs!

Io e la moglie del compianto Papini abbiamo lavorato facendoci un mazzo così per 6 mesi attorno all'organizzazione di questo evento. Tutti sapevano che era in cantiere questo torneo, dagli assessori allo sport di Provincia e Comune in giù. Dai Crabs non si è saputo niente fino a 10 giorni prima del torneo. C'era bisogno di una palestra che ai Crabs nemmeno serviva. Ci dissero: "Ve la diamo, però voi scrivete che il torneo è in collaborazione coi Crabs Rimini". Questo è il loro concetto di collaborazione. Una collaborazione che la professionalità non sa davvero dove sta di casa. In 10 giorni non si collabora a niente: il torneo era già pronto. L'ennesima conferma di una tensione di fondo esplosa intorno al celebre clinic di Recalcati e Bucchi, con l'urlo di dolore perchè Ticchi non faceva il relatore.

Beh, proprio in quei giorni Ticchi era stato eletto "miglior allenatore della LegaDue". Magari ci poteva stare conivolgerlo...

Tre punti. Primo. Bucchi e Recalcati conobbero, apprezzarono, furono apprezzati e collaborarono con Papini. Ticchi no. Secondo. Ticchi aveva appena tenuto un clinic con il Comitato Nazionale Allenatori di Rimini: ritenevo fosse ripetitivo riproporlo. Terzo. Oltre a Ticchi, in veste di uditori, c'erano anche dei signori di nome Pasini e Bucci. Personaggi con qualche numero in più per fare i relatori. Personaggi che, tanto per spiegarci, a Rimini han vinto dei campionati. Ticchi, se vogliamo dirla tutta, è un allenatore che a Rimini è retrocesso. 

Quanto rancore nei confronti di Giampiero...

Guarda che Ticchi con me ha fatto l'assistente in A1. Vuoi sapere come la penso su di lui? Ottimo motivatore e gestore di gruppo, buon allenatore, mediocre istruttore. Gli consiglierei una cosa. Provi a essere un pò meno viziato. Se le cose non vanno al meglio, non è sempre colpa degli altri. A sentir lui a Rimini quella volta retrocesse per colpa degli infortuni, l'anno scorso a Faenza non vinse lo scudetto femminile per colpa degli arbitri, quest'anno non ha vinto il campionato perchè la Scavolini non è stata leale. Lo inviterei ad una maggiore assunzione di responsabilità.

Di contro Ticchi ha pubblicamente sostenuto che a Rimini "c'è mezza città che gufa i Crabs, che rema contro". E' evidente che si riferisce a te...

Bene: se lui mi trova una-persona-una cui avrei detto di non andare al "105 Stadium" o con la quale io avrei screditato il suo lavoro, me la porti davanti: gli chiederò scusa. Se proprio vogliamo parlare "dell'altra metà di Rimini" parliamone pure. Domandandoci perchè 400 giovani cestisti dell'orbita IBR/Angels mai, dico mai, sono stati invitati, con un omaggio o anche solo con una riduzione, ad andare a vedere la pallacanestro di LegaDue nella loro città?

Scusa Paolo, ma qui abbiamo come la sensazione di rivedere una vicenda simil-forlivese. Rancori, dualismi, cortili. Sembra quasi Fulgor contro Cà Ossi...

Beh, questo è assai offensivo da parte tua. I Crabs Rimini hanno un progetto. Una foresteria con dentro giocatori europei che magari un giorno potranno fare il bene della pallacanestro riminese. Un progetto che, come si sarà capito, non mi piace. E infatti non ne faccio parte. Ma comunque resta un progetto. Gli Angels Santarcangelo e la mia società su Rimini, l'IBR, hanno un progetto a loro volta: solido, pluriennale, sul territorio. A Forlì il progetto qual'è? Mario Maldini, il dirigente dell'Artusiana, una volta mi disse: "Paolo, abbiamo grandi progetti a Forlimpopoli, vogliamo entrare nelle scuole". Sì, ho capito: ma se non hai dei professionisti, cosa ci vai a fare nelle scuole?

Eppure c'è una società come il Cà Ossi che investe su buoni allenatori: Giovannetti, Lostritto, Santarelli...

E fin qui tutto bene. E non c'è dubbio che sul medio/lungo periodo dai buoni istruttori vengono i buoni giocatori. Ma se poi non hai uno 'sfogo', una prima squadra, un 'fine' verso il quale tendere, una rampa d'atterraggio dove collocarli, qual'è il senso? Se non hai buoni rapporti in città con l'altra realtà dotata di una squadra vetrina, qual è lo scopo? Ecco questo mi sfugge...

Magari si producono buoni giocatori per "monetizzare"...

Beh, se questo è lo scopo, assicuro che così si monetizza molto meno di quando si potrebbe monetizzare se ci fosse una vetrina vera...

Uno come te, che parla di "filosofia-Sberlati", suppongo venga colto dall'orticaria nel vedere cosa succede alla FulgorLibertas. Lì la valvola di sfogo ci sarebbe, eccome. E' che manca il lavoro giovanile. Della serie "chi ha il pane non ha i denti" e viceversa...

E' tutta una questione di budget. Semplifichiamo. La FulgorLibertas ha un budget di 10 euro. 9 li mette sulla prima squadra, 1 sulle giovanili. Santarcangelo ha un budget di 5 euro. 2 li mette sulla prima squadra, 3 sulle giovanili. 3 significa 3 volte 1, non so se mi spiego. Da dove verranno fuori i giocatori del futuro secondo te?

Secondo la "filosofia-Sberlati" come sarebbe stato gestito Frassineti?

Quintetto base, contratto di 5 anni al minimo di stipendio. Ma il problema vero è nell'organizzazione a monte. Un anno fa incrocio Maurizio Arpaia. Anche lui, come Maldini, mi assicura che c'è la voglia di fare le cose in grande. Mi dice: "Alla FulgorLibertas abbiamo un grande progetto giovanile. Investiremo su un professionista serio". L'idea evidentemente è balenata nella loro testa. Ma per ora è rimasta solo teoria, evidentemente. A loro discolpa dico che è molto difficile trovare allenatori bravi e disponibili. In tanti, troppi, alla fine se ne vanno alle prime squadre, anche e non solo per una questione economica.

Genesi, braccio destro di Arpaia, un annetto fa ci fece cascare le braccia quando ci disse questa frase: "Paolo Carasso a Forlì sarebbe sprecato". Ma Paolo Carasso, a Forlì, sarebbe sprecato?

No, non sarebbe sprecato. Forlì ha una tradizione, una passione di fondo, delle infrastrutture. C'è materiale umano, talento fisico, in certe annate decisamente superiore a quello di Rimini. Il problema è che gli stessi gruppi si incontrano oggi e Forlì vince di 20. Si incontrano fra 3 anni e Forlì perde di 20. Sono fatti reali, che si verificano concretamente anno dopo anno e che fanno pensare. Certamente la divisione in società che non collaborano spiega parecchio. Poi c'è un problema anche di allenatori, inutile negarlo. Non tanto perchè non ce ne siano. Ma perchè a Forlì c'è il culto della "Prima squadra". Da voi una Serie D agli occhi di un coach è decisamente più prestigiosa di un settore giovanile. Da noi no. Ma lo sai che ci sono dei ragazzi giovani che ci contattano per venire a far parte delle nostre squadre? Intendo dire ragazzi disposti a spararsi 50 Km per giocare e farsi allenare in un certo modo. Ecco, Forlì non deve dilapidare questa voglia di fare basket.

Visto che siamo in tema-Forlì. Con quali forlivesi ti è capitato di ritrovarti in palestra?

Giosuè Bilardo anni fa ha fatto parte del mio staff, peraltro fortemente voluto da Papini. Ottima persona, buon allenatore, uno che secondo la mia ottica davvero capisce di basket e ha tutti i numeri per "insegnare pallacanestro". Ai tempi le carenze erano caratteriali: smussare qualche spigolo, essere un pò meno permaloso, credo lo possa aiutare a gestire meglio i gruppi.

E giocatori di Forlì ne hai mai avuti sotto le tue grinfie?

Sì, uno: Stefano De Fanti. Ai tempi era un giocatore poco intenso in allenamento, con limiti fisici e nelle letture. In compenso era molto buono con la palla e aveva un gran bel senso del canestro. Diciamo uno che preferiva il gioco con la sfera in mano piuttosto che senza, con la tendenza a rimanere avulso da un gruppo che provi a giocare tutti insieme. Sono certo che aver giocato molto fuori di casa lo abbia temprato sul piano caratteriale.

Con Forlì, oltre che sul campo, Rimini ha da sempre un altro dualismo: quello sui comitati Fip e sugli uffici gare...

Qui si son fatti dei passi avanti. Abbiamo trovato degli equilibri. Forlì è meglio di Rimini a livello di organizzazione arbitri, non c'è che dire. Rimini è più avanti sul tema organizzativo e promozionale. Ognuno si occupa di quel che meglio sa fare e la convivenza può andare benissimo. L'ufficio gare resta a Forlì, con persone di Rimini che collaboreranno da vicino.

Usciamo anche da Forlì e facciamo una carrellata sulla pallacanestro romagnola. Sai che a Ravenna è partito il progetto-Galetti?

Mi sembra che indubbiamente da Ravenna parta un segnale davvero interessante. Una proprietà ambiziosa, un settore giovanile riunito in mano ad una persona capace come Galetti. L'unica cosa che mi sento di dirgli è di stare attento a non fare troppe cose in una volta sola. Io per esempio ritengo concettualmente incompatibili ruoli come l'head coach e il responsabile settore giovanile. Credo che sarà importante per Galetti circondarsi di collaboratori in gamba.

Cesena.

Per certi versi è la piazza extra-Rimini che mi assomiglia di più. Non foss'altro perchè è una realtà che ogni volta che ha dovuto scegliere tra la prima squadra e le giovanili, ha privilegiato le giovanili. Credo che da tempo a Cesena ci siano le idee per fare un vivaio di caratura nazionale: quel che manca, probabilmente, è un budget adeguato, perchè senza quello è difficile fare il salto di qualità. E forse proprio questa carenza li rende un pò troppo concentrati sugli aspetti economici...

Imola.

Una realtà molto vitale, stimolata da personaggi storici e capaci come Zappi, Massari e Tampieri. Quando gente di questo calibro ci mette tutto questo entusiasmo i risultati arrivano. Anche se non sono molto a conoscenza delle situazioni geo-politiche tra le società: non vorrei che anche là la frammentazione diventasse un limite.

Faenza.

Cenni e Leonardi sono ottimi istruttori. Il salto di qualità sarebbe nel mettere un bel responsabile a capo della baracca. Boero a mio giudizio era la figura giusta, si è lasciato convincere a sposare la prima squadra, coi risultati noti a tutti, secondo me non ci doveva proprio andare.

Tu sei prima di tutto un allenatore. Tanti ne hai avuti al tuo fianco. Ce n'è qualcuno del circondario con cui non hai mai collaborato e che vedresti bene con te?

Ruffilli, Guidi e poi ovviamente Gremantieri, per cui facevo il tifo ai tempi in cui è stato messo a capo del minibasket regionale.

Faccio presente che hai citato 3 forlivesi. Dei quali nessuno lavora a Forlì... Come mai?

Non conosco le dinamiche esatte, ma evidentemente non avevano le condizioni per credere ad un progetto duraturo. Credo che un allenatore debba essere innanzitutto motivato e stimolato, libero di fare i suoi errori, ma soprattutto con in mano lo stesso gruppo per più anni.

Chiusura con le domande in stile Daria Bignardi. Risposte secche, pelase. Dicono di Carasso. "Ottimo istruttore, come dirigente lasciamo perdere".

In effetti mi sento più allenatore che politico.

Carasso? Una sanguisuga che vuole troppi soldi...

Non ho mai obbligato nessuno a pagarmi. Le quotazioni le fa il mercato. Si è favoleggiato molto sui miei compensi. Avessi sfruttato le molte opportunità di prime squadre in questi anni avrei certamente guadagnato meglio. Così come avrei guadagnato di più se avessi scelto di rimanere a Rimini, checchè qualcuno pensi il contrario...

Il gioco della torre. Chi butti fra... Sardella e Ramilli...

Butto Ramilli perchè mi ha fatto perdere un titolo nazionale. Con Sardella qualche partita in più l'ho vinta...

Braschi e Capicchioni...

Butto Braschi. Capicchioni ha un progetto che non mi piace, Braschi non si capisce dove vada a parare...

Di Vincenzo e Ticchi...

Butto Di Vincenzo perchè non legge quest'intervista.

Perari e Crescentini...

Butto Alberto perchè non sa giocare a tennis. Al contrario di Perari.

Gandolfi e Cedro Galli...

Gandolfi chi? No, dai scherzo. Butto Gandolfi: la mente senza il braccio non va da nessuna parte...

Chiudiamo con l'informazione. Se per incanto forlibasket diventasse romagnabasket... saresti contento o preoccupato?

Credo che le cose vadano sempre fatte con estrema cura. Se riusciste a fare forlibasket in chiave Romagna conservando le prerogative che avete adesso, sarebbe una gran cosa. Quando l'informazione è competente e di qualità, anche una critica, che sulle prime può dar fastidio, costituisce un momento di riflessione ed autovalutazione. Se, al contrario, allargarvi vi porta a far scemare la qualità... restate lì dove siete che andate bene.

Riccardo Girardi
Contributo originale a cura di forlibasket.it.
Se ne autorizza il "copia & incolla" (totale
o parziale) previa citazione della fonte.



A cura di
Riccardo Girardi
riccardogirardi@forlibasket.it



Articolo pubblicato
Martedì 15 maggio 2007 22:57

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